Collocato nella parte alta dei quartieri spagnoli, poco sotto il corso V. Emanuele, quello della Santissima Trinità delle Monache è uno dei più vasti ed antichi complessi abbaziali di Napoli. Fu voluto da donna Vittoria de Silvia, che ottenne il permesso di fondazione per l’abbazia da papa Clemente VIII. Originariamente chiamato “Convento delle fontane”, nacque dalla trasformazione in monastero del palazzo Sanfelice su progetto dell’architetto Francesco Grimaldi nel 1607. Nel 1612 furono realizzati i dormitori dai mastri murari ferraresi Giovanni De Marino e Giovanni Laurenzio. Nel 1617 furono terminate buona parte delle strutture del convento, mentre la chiesa venne terminata qualche anno dopo. Nella sua costruzione fu coinvolto anche Cosimo Fanzago, che realizzò la scala esterna, il portale d’ingresso incassato nell’arco a tutto sesto, e il completamento della cupola. Il funesto terremoto che colpì Napoli nel 1732 danneggiò gravemente il Convento e furono necessari più di dieci anni di lavori per ristrutturarlo; l’edificio riaprì nel 1743. Con l’occupazione del Regno di Napoli ad opera dei francesi, il Convento venne requisito, come molte altre strutture monastiche, e trasformato in un ospedale militare. Il complesso rimase adibito ad ospedale militare a lungo, fino al 1992. Ma i segni del degrado e della mancata manutenzione, costrinsero ad affidare il complesso cinquecentesco al Comune di Napoli per il suo recupero. Fu elaborato un ambizioso piano, in collaborazione con numerosi istituti ed atenei, che prevedeva la creazione di un Polo universitario e di ricerca, impianti sportivi, un parco giochi e tutte le infrastrutture a supporto. Il progetto è rimasto lettera morta ed il complesso lasciato in un colpevole abbandono e degrado.

 

Oggi l’enorme complesso ospita solo un presidio dei Vigili del Fuoco, il centro di aggregazione adolescenti “Palazzetto Urban”, nel quale hanno sede diverse associazioni, tra cui “l’Associazione dei Quartieri Spagnoli” che si occupa dei ragazzi del quartiere. Una parte della struttura è stata, invece, acquistata dall’Università Suor Orsola Benincasa, ed è in attesa dei lavori di ristrutturazione.

Gran parte dell’antico convento guarda malinconicamente il golfo di Napoli dalle finestre sfondate e buie e dal belvedere del chiostro, ricordando i fasti passati, il silenzio dei giardini rotto solo dal rumore dell’acqua che scorre nelle fontane e la quiete dell’eremo religioso. Oggi appare come un gigante agonizzante, conserva poco dell’austera bellezza passata, che forse gli era già stata rubata nell’ottocento.

Il gruppo di Urbex Campania è riuscito a “rubare” qualche bella immagine dei magazzini, delle antiche cucine e dei portici. Molti accessi sono sbarrati, murati o troppo pericolosi, difficile riconoscere quello che doveva essere l’antico assetto monastico stravolto dall’incuria e dalle violente trasformazioni avvenute.

 

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