Tratto dalla pagina Casoria nella storia di Peppe Storti  – Le prime notizie circa la Reale arciconfraternita di Santa Maria della Pietà, eretta nella insigne Collegiale e Parrocchiale Chiesa di San Mauro Abate, si hanno a partire dal ‘500. Secondo alcuni antichi documenti, tale Congrega già esisteva da diversi anni e seguiva un regolamento ben preciso e stabilito. Con il passare degli anni, a partire dal 1700, le congreghe non facevano più capo alle proprie leggi, piuttosto tutte le associazioni religiose potevano riunirsi solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione del Re di Napoli, Carlo III, che a sua volta si serviva di un suo funzionario, il Signor Marchese Fraggiani. Anche la congrega di Santa Maria della Pietà dovette far fronte a tali cambiamenti, ufficialmente riconosciuta dal Re nel 1757. Ad essa, si unì temporaneamente la Congrega del SS. Rosario, poiché la chiesa che l’ospitava non era nella condizione necessaria per poter permettere l’accesso ad un cospicuo numero di persone; successivamente, dopo essersi resa indipendente,  si trasformò nell’Oratorio sulla piazza principale di Casoria. Attualmente, è costituita da una cappella larga 6 metri e lunga 14: presenta una volta a botte decorata e in essa si trovano tre grandi dipinti ad affresco il primo rappresenta la caduta di Gesù sotto la Croce, il secondo, invece, Gesù fra i dottori ed il terzo è una raffigurazione della Presentazione di Gesù al Tempio. Lungo la pareti laterali poi, si trovano sei dipinti su tela: tra le varie rappresentazioni, ricordiamo la Maddalena penitente, l’Annunciazione dell’Angelo alla Vergine, San Francesco Saverio che insegna le verità della fede, ed infine, la Vergine Addolorata. Nel centro della parete principale si trova l’altare, ricco di marmi preziosi; al di sopra di esso, è possibile ammirare una tela rappresentante la Deposizione di Gesù sulla Croce fra la Vergine, Giuseppe d’Arimatea, la Maddalena e San Giovanni Evangelista. L’autore è ignoto, ma sappiamo di certo che è una copia della celebre Pietà di Giuseppe Ribera, comunemente detto lo Spagnoletto. E’ sempre bene ricordare le proprie origini: conoscere il proprio paese, la sua storia, per far sì che la cultura di un tempo sia sempre viva anche oggi.

 

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