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Le famiglie storiche di Casoria, i Piscopo

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di Giovanni Grimaldi

CENNI STORICI

Una delle più antiche e ramificate famiglie di Arzano, ove sono attestati, fin dal sec. XIII, fra i “vassalli” della Chiesa di Napoli. Il loro cognome deriva dall’aferesi del termine Episcopo che in greco designava un ispettore e che nella terminologia ecclesiastica era riferito al Vescovo di una diocesi. Quindi si suppone che la famiglia potesse essere discendente o parente di un Vescovo (infatti i prelati nell’alto medioevo potevano figli) o che provenisse da una zona sede di un Vescovado (l’Episcopium). Non possedendo però altre notizie più remote su Arzano e le sue famiglie (i primi documenti del paese sono solo del 957 e del 1272) possiamo solo avanzare ipotesi sull’origine più antica della famiglia.

Nell’area fra Napoli e Aversa (l’antica “Liburia”), fra il sec. XI e XIII, si possono individuare due casati con cognomi simili e fioriti in città sedi vescovili. Infatti fin dal sex. X è attestata in Napoli una monaca appartenente alla famiglia “de illu episcopus” (RNAM, anno 983) ed è ivi documentato un Cesario detto “Piscopo” (RNAM, anno 1016), mentre in Aversa è documentato il normanno “domino Uberto” detto “de illum episcopum” (RNAM, anno 1070). Probabilmente dagli “Episcopus” napoletani discese la famiglia Piscopo della Piazza S. Maria Maggiore in Napoli, documentata fin già dai secc. XI-XIII. A tale famiglia probabilmente apparteneva Pandolfello Piscopo († Napoli 15 ott. 1416) detto Alopo (“Calvo”), coppiere, favorito e poi Gran Camerlengo di Giovanna II e la di lui sorella Caterina († di parto 1418), che sposò Muzio Attendolo detto Sforza (1415), dal quale ebbe San Carlo Sforza (n. Aversa 1413, † Milano 1457) Arcivescovo di Milano dal 1454 e Leonardo Sforza († Ascoli 1438). Altro personaggio di questa famiglia napoletana fu probabilmente Ascanio Piscopo, figlio di Eleonora Filangieri Candida (XV-XVI sec., 4° Signora di Tufara (1523) e poi moglie di Buffillo Crispano, che pagò il relevio della madre per Tufara nel 1553 ma che poi dovette accordarsi con i Crispano e lasciare loro i diritti su Tufara stessa. Invece dai predetti “Episcopum” aversani discese la nobile famiglia De Episcopo e De Archiepiscopo di Aversa (che era sede vescovile), attestati già nel sec. XIII e mutuatori degli angioini, forse imparentati con la famiglia De Archiepiscopo o De Episcopo, dai quali discesero anche i nobili De Capua, attestata in Capua (altra sede vescovile) fin dal sec. XII. Finora, comunque, non risultano documenti che possano dimostrare se i Piscopo di Arzano discendessero o meno dai De Episcopo di Capua (e/o di Aversa) o da quelli di Napoli o se almeno appartenessero in qualche modo ad una delle famiglie citate.

Quale che sia l’origine della famiglia sappiamo che essa era radicata in Arzano fin dal sec. XIII fra i “vassalli” della Chiesa di Napoli (ovvero famiglie che detenevano censi e feudi rustici nella zona arzanese per conto della chiesa napoletana). Fra costoro si ricordano “Petrus Piscopus, Martinus Piscopus, Boniscontrus Piscopus, Cesarius Piscopus, in villa Arzani” (RCA, vol. VIII, doc. 104). Nei secoli successivi la famiglia si insediò nel nucleo più antico del casale di Arzano, una zona che nei secoli prese il nome di “Casa Piscopo”, probabilmente per le varie proprietà che possedevano e/o per la loro numerosa presenza, un’altra zona vicina fu denominata “Sotto Casa Piscopo ed altra area prese il toponimo di “Piazza Piscopo””, sempre in riferimento alla casata. Nei secoli la casata si ampliò e si diffuse legando la propria storia a quella del piccolo casale e di alcuni limitrofi. Alcuni rami della famiglia raggiunsero una certa agiatezza ed un certo rilievo sociale, con rami notabili ed altri anche nobili (vivendo “more nobilium”), possedettero cappella gentilizia, ed ebbero prelati, sindaci locali, così come vi furono rami meno ricchi e nobili. I P. contrassero parentele con le maggiori casate locali (Caiazza, Silvestre, De Rosa, Sorgente, etc.) e con altre famiglie nobili (come Isabella P. che sposò il nobile Muzio Nauclerio). Durante il XVI secolo edificarono nella chiesa di Sant’Agrippino (eretta già nel 1560) l’antica cappella familiare di S. Maria del Principio. Tale cappella, che a fine ‘500 era attestata come in cattive condizioni, in seguito venne ristrutturata e fu anche al centro di controversie fra alcuni rami familiari. Alla famiglia appartennero poi vari personaggi di riguardo come ad esempio Cesare P., proprietario di una masseria nel 1634, ed esponenti di importanza politica (citiamo fra gli altri Donat’Aniello, Pro-eletto del Casale di Arzano nel 1700, e religiosa, come vari parroci di S. Agrippino: quali Antonio [1581 ca.], Antonio [1707-1720] e Felice [1820-1847] ed altri prelati come Don Ottaviano P. (XVIII° sec.) Presbitero, che ristrutturò la Chiesa di S. Maria della Squillace (1782) ed ivi fu poi sepolto. La famiglia ebbe anche benefattori locali, come Orsola P., che lasciò un legato alla congr. del Rosario di Arzano (1820), e Maria P., che lasciò una donazione alla congrega del SS. Sacramento di Arzano (1857). Forse appartenne alla famiglia anche Aniello P. (fine sec. XVII-sec. XVIII), notaio-librettista, uno dei più illustri esponenti dell’opera buffa (autore di opere come “Lo m’bruoglio d’Ammore” 1717, “Lo cecato fàuzo”, “La Lisa pontegliosa”, 1719). La famiglia si ingrandì comunque nei secoli fino a diventare una delle famiglie più numerose di Arzano e si diffuse anche nei casali vicini.

Nel sec. XVII era fiorente in Arzano, tra gli altri, il ramo di Biase (1646-1715), figlio di Giuseppe P. (sec. XVI-XVII) ed Annella Ruta, sposo di Maria Maddalena Capasso e poi di Porzia Piscopo. Da suo figlio Francesco Aniello († Arzano, 03 ott. 1733), sp. con Anna Piscopo, fil. di Giuseppe e Giovanna De Spiezia, derivò numerosa discendenza. Infatti da suo figlio Nicola Aniello (1719–1775) discese il nipote Nicola (1789-1866), dal quale, sposato con Caterina Del Vecchio, provenne una nuova e numerosa discendenza, che si radicò in Casoria (NA) all’inizio del XIX sec.; ramo tutt’ora fiorente. Qui si era già trasferita Francesca (1785-1825), sorella di Nicola, la quale aveva sposato Vincenzo Palmentieri, cugino di Vincenzo Palmentieri, padre di San Ludovico (Arcangelo Palmentieri) da Casoria (1814-1885). A tale ramo appartenne anche Mons. Mauro Piscopo (1931-2011), Parroco di San Benedetto Abate in Casoria, Canonico della Collegiata di San Mauro in Casoria, Cappellano della Grotta di Lourdes e responsabile del Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli, che nel 2013 ottenne la tumulazione privilegiata della sua salma nella Chiesa Santuario di San Benedetto Abate di Casoria.

ARMA: “di rosso, cappato d’oro, all’ostia al naturale carica della sigla JHS di nero, accompagnata in capo, a destra, sull’oro, da un libro aperto al naturale, carico delle lettere “Α” e “Ω” di rosso, ed a sinistra da un calice d’oro, ed in punta alla lettera “M” di nero sul rosso” (stemma di Mons. Mauro)

MOTTO: Ad Jesum per Mariam (di Mons. Mauro)

alias: trinciato dentato di oro e di rosso (d’Episcopo o Archiepiscopo capuani)
alias: d’oro, a tre bande d’azzurro; al capo del campo, caricato di tre crocette di rosso e sostenuto da un filetto del secondo
alias: d’oro, a tre bande d’azzurro, al capo del campo caricato di tre crocette del secondo e sostenuto da un filetto dello stesso; il tutto alla filiera dentata di rosso

Fonte foto: G

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