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Le riforme, termometro dell’incapacità politica.

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berluscono renziIl tema delle riforme è sempre stato, a periodi alterni, al centro del dibattito politico italiano. Le difficoltà nel modificare la nostra Carta Costituzionale sono molteplici a causa della sua rigidità, che non permette di modificarla attraverso leggi ordinarie ma solo attraverso un procedimento aggravato da essa stessa previsto. Il procedimento di revisione costituzionale è disciplinato dall’art.138 Cost. Si compone di due fasi: una fase necessaria che si svolge integralmente in Parlamento e una fase eventuale che coinvolge, invece, tutti i cittadini.
Nella prima fase è prevista una doppia deliberazione da parte dei due rami del Parlamento “ad intervallo non minore di tre mesi” (cd. pausa di riflessione). La prima di queste deliberazioni può essere assunta a maggioranza relativa (è sufficiente, cioè, che i  superino i no). Nella seconda deliberazione tale maggioranza non è più ritenuta adeguata e per poter procedere alla riforma della Costituzione sarà, quindi, necessario raggiungere un quorum più alto.
Qualora il progetto di legge venga approvato da una maggioranza particolarmente ampia, pari almeno ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera (maggioranza qualificata), il procedimento si esaurisce e si procederà con la promulgazione e pubblicazione. La fase eventuale ha, invece, inizio qualora la legge – anche in una soltanto delle due Camere – sia stata approvata solamente con la maggioranza assoluta (cioè con la metà più uno dei componenti dell’assemblea e non con quella dei due terzi). Si tenga ben presente che non è previsto alcun quorum di partecipazione ai fini della validità della consultazione referendaria.
Fatta questa breve disamina sul procedimento ex art. 138 Cost. torniamo a noi. Lo scenario politico attuale è concentrato intorno al cd. “Patto del Nazareno” siglato verbalmente tra  Berlusconi e Renzi con il quale si è provveduto ad un accordo di massima per l’approvazione della legge elettorale (cd. Italicum) e, soprattutto, alla legge di riforma costituzionale riguardante il Senato. Il nuovo Senato prevederà 100 Senatori rispetto ai 315 attuali così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 Sindaci e 5 personalità illustre nominate dal Presidente della Repubblica. I nuovi Senatori di Palazzo Madama non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà, invece, di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione.  Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo paritario: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di “funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”, che poi sarebbero regioni e comuni. Il Potere di voto vero e proprio, invece il Senato, lo conserverà solo per le riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi elettorali degli enti locali e ratifiche dei trattati internazionali.
Nonostante le perplessità di alcuni partiti nei confronti di un Senato non eletto dai cittadini, il Presidente del Consiglio risponde che un Senato non eletto fa risparmiare. Ma con un po’ di attenzione si può dedurre facilmente che le indennità dei senatori sono, alla fine, spiccioli. Basta dare un’occhiata ai bilanci del Senato per vedere che i costi veri – e questi rimangono – sono la gestione e manutenzione degli immobili, i servizi e il personale. Il nuovo Senato renziano con la probabile approvazione della nuova legge elettorale, consentirà al Presidente del Consiglio di aver un governo personalizzato in quanto il Senato verrà azzerato e alla Camera ci sarà sempre un ampia maggioranza ( in quanto è previsto un premio) che consentirà al Premier di avere a proprio supporto una vera e propria  “maggioranza telecomandata”. Senza dimenticare che l’incostituzionalità dell’Italicum è palese, in quanto le censure che la Consulta ha rivolto al “Porcellum” su liste bloccate e premio di maggioranza valgono tal quale per il nuovo sistema.
Le riforme devono migliorare e non peggiorare l’architettura costituzionale dello Stato garantendo ai cittadini la possibilità di essere i protagonisti nelle scelte politiche. Lo Stato italiano, attraverso le riforme, deve riconquistare la fiducia dei cittadini azzerando, in questo modo, l’enorme astensionismo che cresce a dismisura ad ogni elezione. Solo così, si avvierà quel percorso di ammodernamento tanto atteso ma, ad oggi, lontano anni luce.

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Studente al “Dipartimento di Giurisprudenza” all'Università Federico II di Napoli. Ha una grande passione: la politica. Collabora per il settimanale “Nuova Città”, da giugno fa parte della squadra de “Il Giornale di Casoria”.