Home Cronaca & Attualità La Rubrica, con i vostri pensieri, di #iorestoacasaescrivo.

La Rubrica, con i vostri pensieri, di #iorestoacasaescrivo.

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Quando abbiamo creato, nel pieno del lockdown, la rubrica “io resto a casa e scrivo”, avevamo come obiettivo il coinvolgimento dei nostri lettori, rendendoli i veri protagonisti, ritenendo che la condivisione di pensieri e stati d’animo potesse essere un momento di raccoglimento per tutti, per fermarsi e riflettere. Ed oggi, a distanza di mesi, purtroppo solo dalla Rubrica e non dal difficile momento storico che stiamo ancora vivendo, abbiamo avuto il piacere di ricevere un altro dei vostri scritti. Pietro ci ha emozionato, non solo con le sue parole, ma anche con la sua arte…  Ancora una volta, abbiamo avuto la dimostrazione che l’arte è in qualche modo salvifica e ci fa sentire vivi. Pensare che i Musei e i luoghi della cultura siano ancora chiusi al pubblico, nonostante il bisogno di tutti noi di ritornare a viverli, ci rende tristi ma allo stesso tempo ci lascia senza parole… proprio perché di parole, che avessero come obiettivo la loro riapertura e conseguente rinascita, ne sono state spese poche. L’energia per dare vita a nuove idee e progetti è stata investita, invece, per dare l’ennesimo “schiaffo” a chi ha dedicato la propria vita studiando e perfezionandosi nel settore dei Beni Culturali e che, ancora oggi, vorrebbe poter mettere in pratica quanto studiato lavorando. Vi domanderete perché. È online un avviso di selezione pubblica per l’attivazione di tirocini formativi rivolti a professionisti della cultura (con limite di età 29 anni). Ora ci domandiamo: cosa succede a 30 anni? Si diventa improvvisamente inutili, incapaci? E poi, soprattutto, possibile si parli ancora di tirocini e non di creazione di posti di lavoro per gli specialisti del settore? Ci troviamo di fronte ad una porta ancora chiusa a chiave; ma forse, un giorno, riusciremo ad aprirla. Ma questa è un’altra storia. Ora vogliamo rivolgere l’attenzione a quanto ci ha raccontato Pietro, che ringraziamo per aver condiviso con noi i suoi pensieri e la sua arte, che potrete vedere anche nelle immagini allegate. Buona lettura.

 

Pietro: DEUS ABSCONDITUS, in Covid-19. Cari amici, sia che calino, o che si alzino i contagi da Sars-COVID 19 non voglio abbandonarmi alla lusinga dell’articolo profetico, e non voglio neanche interrogare la natura, sfogliandone le pagine come si sfogliano le carte dei tarocchi. Cieco del mio destino, voglio scalfire i segreti muri delle vicende umane: “su cui sorridiamo senza accorgercene, e su cui continueremo a sorridere o a piangere”. Da ciechi, continueremo a sorridere su quelle religioni che ci insegnavano l’esistenza di un unico Dio, un Dio da adorare e da servire. Comprenderemo che i popoli che ci hanno preceduto seppero trovare proprio in quel Dio sollievo alla sofferenza. Oggi, da irridente cieco, voglio raccontarvi le sensazioni che il virus Sars Covid-19 portarono sul mio percorso umano. “Non voglio raccontarvi tutte le vicende, per carità! Non voglio mica, tediarvi”. Dal mio racconto, ne sono certo, trarrete conclusioni, che il vostro spirito e la vostra provata intelligenza sapranno cogliere. Spero solo in una cosa, né di color verde, né di color rosa: “Che vi convinciate che gli uomini, nel profondo della loro conoscenza, hanno da che tempo è tempo, sempre sentito la necessità di rivolgere il proprio sguardo ad una entità superiore, che tutto vede giudica e perdona. Rivolgendo lo sguardo a qualcosa che noialtri definiamo “Divino”. Anche se i limiti della nostra considerazione configurano questa entità a nostra immagine e somiglianza”. Questo concetto non si è mai evoluto, e sta lì, fermo. Questa mattina, guardandomi allo specchio, mi son sentito dire che son vecchio da quel minuscolo essere, identificato con nome di virus Sars Covid-19.
Ho guardato indietro sulla mia vita, e la mente continuava a tornare lì, a quel tardo inverno del 2019, quando presi coscienza della precarietà umana.
Lo so! Anche gli uomini primitivi, sicuramente più sinceri di me e più puri d’animo di quanto lo sia io, di fronte ai grandi fenomeni della natura, nella loro ristretta sensibilità, imputavano il male all’esistenza di quella entità superiore che tutto vede e regola; nella consapevolezza che il genere umano non doveva sapere tutto.
Rimirandomi allo specchio tra gioie e dolori, tra peccati e amori.
Quel tardo inverno, lo ricordo come un bivio di svolta.
Mi ritrovai perso in un sogno ricorrente: “dovevo attraversare un ponte lastricato di ghiaccio, e stare attento a non cadere nel vuoto del baratro”.
Quel sogno non mi ha mai abbandonato, e oggi rileggo quelle immagini con una nuova chiave di lettura, quand’io, a carponi, passo dopo passo, attraversavo il ponte della vita, attento a non scivolare su quei piccoli cristalli di ghiaccio: “che, guarda caso, oggi trasportano il vaccino”.
Non volli consolare il destino, e mi rinchiusi in casa rapito dal mio hobby preferito: “La scultura”. Stavo lavorando a un crocifisso, che venne a dar di lancia alla mia apprensione: “Ars in Gratia Artis”. Mi fermai a riflettere sui segni della lancia, e l’evidenza m’indusse a considerare la vita come una bolla di sapone: “un astuccio trasparente che racchiude il destino”. Una piega della mente si considerò ostaggio del divino amore, che per grazia divina mi teneva in vita. Sotto-sotto, mi compiacevo di questa percezione. Commiseravo le altrui sofferenze con sgomento; e quando la morte iniziò ad alitare anche sull’italico suolo, ne rimasi turbato: “vedere, da vicino, Camion Militari trasportare bare, perché non v’era più spazio per stipare mucchietti di polvere, è stata per me una cosa orribile”. In questa teatrale scenografia, posto in bilico tra scampata vanagloria e l’innato spavento, spesi parte del mio tempo nella riflessione intima. Tengo molto a quella bolla di sapone e vorrei preservarla il più a lungo possibile, facendomi cullare da un destino che non volevo sfidare: “Da quel destino che il Signore mi aveva riservato, donandomi un potere di discernimento”. Nella riflessione profonda, cercai una via per quell’entità superiore che tutto vede, giudica e perdona. Le mie mani lavoravano sul figlio della sofferenza, e la mia riflessione accese un lume che a poco a poco iniziò a posizionarsi alle mie spalle: non mi ero sbagliato: la luce non abbagliava più e iniziavo a veder cosa c’era in fondo a quel tunnel che è la nostra esistenza. In fondo al tunnel intravidi anche un altro specchio dove ritrovai la mia immagine riflessa, con i miei pregi e con i miei difetti; e quella nuova immagine si impossessò di me. Ogni mattina, tra il dormiveglia, mi basta udire il rumore attutito di un’auto in transito, per apprezzare ciò che la vita trasporta sul mio tempo: “Deus Absconditus”. Dio si nasconde nelle più piccole cose, sta a noi andarlo a cercare”.

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Laureata in Beni Culturali e specializzata in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale presso la Federico II di Napoli. Collabora con “Napoli Caput”, un blog che mira alla valorizzazione della nostra cultura e del nostro presente-passato. Innamorata di Napoli e della sua immensa bellezza, convinta assertrice che attraverso la conoscenza della Storia della nostra città, possa essere possibile la riscoperta del senso di appartenenza che molti hanno perso. Appassionata di Arte e fotografia, da sempre alla ricerca di luoghi poco conosciuti e poco valorizzati. Ama scrivere e si definisce persona contraria ad ogni tipo di pregiudizio e grande sostenitrice delle enormi potenzialità di Napoli.