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Violenza sulle donne: non c’è tregua!

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violenza-sulle-donneCarmela Frassanito, 13 anni , stuprata da tre delinquenti nel 2007, si uccise, lanciandosi dal settimo piano: non sopportava il dolore e la vergogna. Il 14 giugno 2014, due dei suoi aguzzini sono stati condannati a 9 e 10 anni. “ Nulla e nessuno potrà restituirmi la mia Carmela”: ha commentato con lucida tristezza il padre.
12 giugno, Concetta Conigliaro, 28 anni, è stata brutalmente uccisa dal marito, che poi ne ha bruciato i resti.
La legge ormai c’è, ma i femminicidi continuano, com’era logico prevedere.  Una donna uccisa ogni due giorni o tre: che differenza c’è?
Povera Concetta, un altro “amore criminale”, un’altra storia d’amore, tragicamente finita, in cui la vittima è sempre lei, la donna, colpevole di aver amato con tutta se stessa, di aver riposto talmente tanta fiducia nel proprio compagno da affidargli la sua stessa vita fino a perderla. Almeno, in questo caso, il corpo è stato trovato e forse anche il colpevole! Di Roberta Ragusa, invece, non è rimasto nulla.
Il 13 giugno, Lucia Annibali su Rai Tre ha raccontato la sua storia.
Raccapricciante è la sequenza di violenze subite, sempre assurde, ingiustificate e ingiustificabili, frutto della maledetta convinzione che la donna è un oggetto da possedere, da tenere saldamente in pugno, da parte di uomini che non riescono ad accettare la sconfitta, che si sentono sminuiti nella loro mascolinità se la donna non accetta sempre e comunque la loro volontà e i loro capricci. Lucia non è morta; per quanto sfigurata ha trovato la forza interiore per andare avanti, per affrontare decine d’interventi chirurgici dai quali ogni volta è emerso un volto diverso da quello precedente. E le cicatrici sull’anima? Non c’è bisturi che possa cancellarle!
Nel frattempo le violenze continuano; donne usate e abusate nei loro valori, nei loro sogni; donne molestate, donne che non hanno più autostima, non hanno più fiducia in se stesse perché si sentono colpevoli, nonostante tutto, di non avere capito fino in fondo i loro carnefici.
Si continua a parlare della violenza che impunemente si abbatte sulle donne; impunemente sì, perché la recente cronaca, martellante, c’informa costantemente delle difficoltà nell’individuare gli scaltri colpevoli, abili manipolatori, per assicurarli alla giustizia. La legge non basta!
Bisogna cercare nuovi strumenti per combattere la violenza sulle donne; non sarebbe meglio prevenirla?
La ricerca psicosociologica, infatti, continua a evidenziare la necessità d’intervenire sugli stereotipi culturali, perché l’affermazione dei diritti della donna, passa attraverso la maturazione maschile e la divulgazione di una cultura che consideri di pari valore – davvero pari !!!-  uomini e donne.
Il sottile pregiudizio secondo il quale agli uomini spetta la gestione del potere, mentre le donne devono essere strumenti silenziosi di quest’ascesa, esiste ancora, soprattutto nelle nostre periferie, quale retaggio atavico di una “supposta” superiorità dell’uomo!

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Docente di Humanae Litterae. Pluriabilitata, plurispecializzata nel settore dell’handicap e nei linguaggi non verbali, formatrice di docenti con ex Provv. studi di Napoli e Caserta, con l’Università di Tor Vergata e con la Federico II, giornalista pubblicista, autrice e curatrice di pubblicazioni non venali, già vicepresidente 29° Distretto Scolastico, Volontaria del Soccorso del CLNN-CRI, ha fondato l’Associazione culturale “Clarae Musae”, di cui è presidente allo scopo di continuare a promuovere cultura. E’ componente-giurie di certamina latino-greci e premi letterari; attualmente è anche Presidente dell’Associazione ex alunni del liceo Garibaldi.