Il 15 giugno si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sugli anziani, forse non tanto pubblicizzata dai media, secondo me.

L’abuso nei confronti della persona anziana è un problema diffuso ma sottostimato e poco conosciuto sia dall’ambiente medico che dalla società. L’entità di tale problema non è del tutto nota in Italia, ma anche a livello mondiale, sia per la mancanza di denunce sia per l’incapacità degli operatori sanitari di individuarne i segni. È chiaro che il maltrattamento può concretizzarsi non solo con una condotta attiva, ma anche con una condotta omissiva, per cui la mancata rilevazione di casi, il silenzio e la mancata denuncia rendono tanto il medico quanto la società non meno colpevoli dell’abusatore.
Eppure gli anziani sono tanti, anche qui da noi al sud, che anagraficamente viene considerato ancora  “l’area geografica più giovane” dell’Italia. Poca attenzione si rileva dunque , da parte delle politiche sociali, per gli anziani.

In tante città, specialmente del Sud, non ci sono spazi di aggregazione dedicati, poiché si pensa che l’anziano ami stare in famiglia, non considerando che molti di loro sono soli e tante volte l’unico modo per “scambiare una parola” è recarsi al supermercato o andare a   prenotare una visita al Distretto Sanitario, almeno qui c’è l’opportunità di trovare compagnia.

Quello che vedo tante volte dunque è la solitudine, che inevitabilmente si accompagna alla paura della morte ed a diventare in taluni casi preda di individui privi di scrupoli .

Per questo il 15 giugno sarebbe dovuta essere una giornata propositiva, per far valere i diritti degli anziani e creare i presupposti culturali, sociali economici e psicologici di una buona qualità di vita.

Intanto si apprende che secondo l’Oms circa 1 su 6 persone anziane (141 milioni di persone) hanno subito alcune forme di abuso durante lo scorso anno.

L’abuso sugli anziani   costituisce una violazione dei diritti umani e include la violenza fisica, sessuale, psicologica ed emotiva, la frode finanziaria e materiale, l’ abbandono, la  grave perdita di dignità e rispetto.
Per le persone anziane, le conseguenze dell’abuso possono essere particolarmente gravi e durare più a lungo. Anche lesioni relativamente lievi possono causare danni gravi e permanenti o addirittura la morte.

I dati epidemiologici inoltre, hanno evidenziato che l’isolamento sociale e la conseguente mancanza di sostegno sociale, è un significativo fattore di rischio per l’abuso degli anziani da parte dei caregiver. Molte persone anziane sono isolate a causa della perdita della capacità fisica o mentale o della perdita di amici e familiari.

Inoltre sebbene non sia stata eseguita una raccolta sistematica dei dati sugli abusi, i rapporti giornalistici, i dati sul benessere sociale e gli studi su piccola scala, evidenziano che gli abusi e lo sfruttamento economico degli anziani sono più comuni di quanto la società comunemente ammetta.

I fattori socio-culturali che possono influenzare il rischio di abuso (sugli anziani) includono:
• erosione dei legami tra generazioni di una famiglia;
• sistemi di ereditarietà e diritti territoriali, che influenzano la distribuzione di potere e beni materiali all’interno delle famiglie;
• migrazione di giovani coppie, lasciando i genitori anziani soli in società in cui gli anziani erano tradizionalmente seguiti dalla loro prole;
• mancanza di fondi per pagare le cure.
 Altro fenomeno preoccupante è la violenza all’interno delle istituzioni, dove si verifica un abuso soprattutto, quando:
• gli standard per l’assistenza sanitaria, i servizi di assistenza sociale e le strutture di assistenza per gli anziani sono bassi;
• il personale è scarsamente addestrato, remunerato e oberato di lavoro;
• l’ambiente fisico è carente;
• le politiche operano nell’interesse dell’istituzione piuttosto che dei residenti.

Molte strategie sono state implementate per prevenire l’abuso degli anziani e per agire contro di esso e mitigarne le conseguenze. Gli interventi che sono stati attuati – principalmente nei paesi ad alto reddito – includono:
• campagne di sensibilizzazione pubbliche e professionali;
• screening (di potenziali vittime e abusatori);
• programmi intergenerazionali effettuati nelle scuole;
• interventi di sostegno al caregiver (inclusi gestione dello stress e assistenza di sollievo);
• politiche di assistenza residenziale per definire e migliorare gli standard di cura;
• formazione di badanti sulla demenza.
Gli sforzi per rispondere e prevenire ulteriori abusi includono interventi quali: 
• segnalazione obbligatoria di abuso alle autorità;
• gruppi di auto-aiuto;
• case di sicurezza e rifugi di emergenza;
• linee di assistenza per fornire informazioni e riferimenti;
• interventi di supporto al caregiver.
La prova dell’efficacia della maggior parte di questi interventi è attualmente limitata. Tuttavia, il sostegno del caregiver dopo che si è verificato un abuso riduce la probabilità che si ripresenti ,e programmi di intergenerazione scolastica (per diminuire atteggiamenti e stereotipi sociali negativi nei confronti delle persone anziane) hanno mostrato alcuni effetti promettenti, così come il supporto del caregiver per prevenire l’abuso degli anziani prima che si verifichi e la consapevolezza del problema.
Diversi settori e la collaborazione interdisciplinare possono contribuire a ridurre l’abuso sugli anziani, tra cui:
• il settore dell’assistenza sociale (attraverso la fornitura di assistenza legale, finanziaria e abitativa);
• il settore dell’istruzione (attraverso campagne di educazione pubblica e sensibilizzazione);
• il settore sanitario (attraverso l’individuazione e il trattamento delle vittime da parte degli operatori sanitari di base).

In alcuni paesi, il settore sanitario ha assunto un ruolo primario nel sollevare la preoccupazione dell’opinione pubblica sull’abuso degli anziani, mentre in altri il settore dell’assistenza sociale ha assunto un ruolo guida.

Le linee guida del nostro Ministero della Salute riservano  un ruolo importante nella prevenzione e nella diagnosi dell’abuso  al medico di famiglia ed al geriatra, che attraverso l’anamnesi, la valutazione clinica, e l’analisi socio-ambientale del paziente può più facilmente di altri individuare eventuali forme di abuso, prevenirle attraverso l’analisi di fattori di rischio, ed una volta accertato il reato, denunciarlo alle Autorità competenti.

A maggio 2016 l’Assemblea mondiale della sanità ha adottato una strategia globale e un piano d’azione sull’invecchiamento e sulla salute che fornisce orientamenti per un’azione coordinata nei paesi sull’abuso agli anziani che si allinea agli obiettivi di sviluppo sostenibile.
In linea con la strategia globale l’Oms e i partner collaborano per prevenire l’abuso degli anziani attraverso iniziative che aiutano a identificare, quantificare e rispondere al problema, tra cui:
• raccolta di prove sulla portata e sui tipi di abuso degli anziani in diversi contesti (per comprendere l’entità e natura del problema a livello globale), in particolare nei paesi a basso e medio reddito del Sud-Est asiatico, del Medio Oriente e dell’Africa, per i quali ci sono pochi dati;
• raccolta di prove e sviluppo di orientamenti per gli Stati membri e tutti i settori pertinenti per prevenire gli abusi sugli anziani e rafforzare le loro risposte;
• diffondere informazioni ai paesi e sostenere gli sforzi nazionali per prevenire l’abuso degli anziani;
• collaborare con agenzie e organizzazioni internazionali per scoraggiare il problema a livello globale.
Infine per quanto riguarda l’Italia , è stato rilevato che attualmente  non è presente una legislazione specifica a difesa dell’anziano, per cui tale reato rientra nei delitti contro la persona, contrariamente a quanto accade per minori a difesa dei quali esistono leggi specifiche. Tuttavia tale reato è perseguibile con la reclusione da 6 a 20 anni per cui, in attesa della formulazione di leggi appropriate per tale materia, sussistono misure detentive valide .

 

 

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