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Violenza di genere: la necessità di un’educazione all’empatia

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Non è trascorsa neanche una settimana dalla Giornata Nazionale contro la violenza sulle donne che un altro episodio di molestie si è ripresentato ai tabloid.

Lo scorso 27 novembre  durante la partita Empoli-Fiorentina la giornalista Greta Beccaglia è stata palpeggiata da un tifoso durante una diretta mentre svolgeva il suo lavoro di cronista. Inoltre, a telecamere spente pare abbia subito ulteriori molestie verbali da altri tifosi con diversi tentativi di approcci sessuali.

Oltre al gesto ha colpito l’indifferenza dei passanti e del conduttore che in un primo momento si è limitato a dirle che doveva restare calma.

Greta ha giustamente denunciato e il tifoso, da poco identificato, sarà processato per violenza sessuale. Tuttavia, resta l’amaro per un gesto ripugnante e riprovevole, per una mentalità arcaica e inaccettabile.

Cosa si cela dietro attitudini di questo tipo? Una questione ideologica di matrice genderista che porta alla reificazione di un essere umano, la donna appunto, sminuendo il suo valore. Si tratta di una cultura che di educativo non ha nulla, fondata su disvalori che troviamo anche in altri paesi come l’Afghanistan. Non a caso le donne cercano in ogni modo di scappare dai talebani.

Ci sono atteggiamenti che propagandano e giustificano ogni tipo di violenza di genere, ma non hanno a che fare con il modo di vestire o di essere della donna che viene spesso stereotipata. Essere educate non vuol dire essere disponibili così come essere attraenti non significa essere colpevoli o andare a cercarsela.

L’indifferenza e l’imperturbabilitá sono il malessere della nostra epoca. Bisognerebbe estirparle per evolversi e rinascere.

Tra gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 proposti dall’ONU c’è quello di realizzare un’educazione equa, inclusiva e di qualità. Aggiungerei un’educazione basata non solo su principi teorici di vari ambiti ma un’ educazione all’empatia. L’empatia consente a ciascun individuo di essere con l’altro, di sincronizzarsi con tutto ciò che è altro da noi mettendosi nei suoi panni. Se ci si soffermasse su questo, tante cose e tanto male non si farebbero.

 Ecco, ciò che manca e da cui bisognerebbe partire.

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Studentessa di psicologia presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", con la passione per la lettura e la scrittura. Amante dei viaggi con un'insaziabile curiosità di conoscere tutto ciò che vale la pena conoscere. Già redattrice per il sito Fonte ufficiale.