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Villetta Don Giuseppe Miano ad Arpino: inaugurata solo due anni fa, rappresenta oggi uno dei tanti “scempi” di Casoria

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Intitolata a Don Giuseppe Miano, parroco molto amato della frazione di Arpino, nel Maggio 2016 col chiaro intento di farla diventare pian piano un abituale punto d’incontro, venne edificato uno spazio comunale dove diverse generazioni potessero confrontarsi e supportarsi; l’area menzionata, era formata da tre micro aree, una per le pubbliche manifestazioni, una allestita con giochi per i bimbi ed un campo di bocce.

Gli ingredienti per un grande successo per questa villetta c’erano tutti, ed il vecchio modo di individuarla quasi a scherno “villetta del tronco morto” era ormai cancellato.

L’entusiasmo della cittadinanza non ha però trovato riscontro nei fatti:oggi a distanza di due anni, lo stato iniziale della struttura è, un po’ come tutto il circondario, degenerato e lasciato al logorio del tempo ed alla mercè di qualche vandalo irrispettoso sia del territorio sia di cio’ che quel luogo avrebbe dovuto rappresentare.

Le giostrine decapitate e scolorite non attirano più i bambini, il campo bocce è diventato impunemente orinatoio di cani, e la solitaria mal funzionante casetta dell’acqua è stata depredata anche dei pochi centesimi utilizzati all’atto dell’installazione; dulcis in fundo, all’esterno si continuano imperterriti ad abbandonare rifiuti di ogni sorta lanciati da veicoli in marcia.

Insomma Il circolo vizioso e degenerativo che si è innescato non lascia ben sperare.

I residenti ed i comitati locali hanno a più riprese, ed a più amministratori, sottolineato un aspetto fondamentale: è impossibile e pericoloso il raggiungimento di tale luogo dal resto del quartiere a piedi, dato che mancano delle vere e proprie banchine così per raggiungerla bisogna per forza passeggiare al centro della carreggiata dove transitano auto che, spesso e volentieri, nemmeno rispettano i limiti di velocità.

Perciò al momento, arrivare alla menzionata “villa per bambini” resta esclusivamente appannaggio di una cerchia ristretta di persone che spesso nemmeno ci vanno e non certo per loro scelta, ma perchè vedendola deserta e poco curata, la abbandonano con rammarico.

Manca un vero congiungimento tra via Nazionale e la zona Cittadella che bypassi ingressi di rampe di strade a scorrimento veloce; inoltre immense pozzanghere fangose, guard rail ed altri impedimenti mettono in serio pericolo i pedoni che rischiano, spesso,  di essere investiti o mandati a quel paese da automobilisti, come detto, sempre troppo di corsa.

Insomma la villetta arpinese rappresenta tutt’oggi una delle tante oasi nel deserto, sempre più miraggio di un luogo affollato e carico di vita in attesa di una inversione di tendenza, di una volontà forte, che spolveri uno dei tanti progetti dormienti negli armadi degli uffici comunali e spinga con forza alla concreta realizzazione di un sicuro percorso pedonale.

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Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali (cit.). Fondiamo le prime con l'educazione ed il senso civico , mentre le ali, la speranza di un futuro migliore, si conferiscono con il buon esempio di chi in prima persona si batte per ciò in cui crede. partendo da studi classici ritengo che la scrittura sia un ottimo strumento per farlo.