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Una vita a teatro. Il Giornale di Casoria intervista a Maria Laura Trevisi

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72483_2867654026540_1728589464_nIl nostro giornale intervista Maria Laura Trevisi. In scena a Napoli in numerosi spettacoli, ha condotto laboratori teatrali, esperta in psicologia, propone un approccio alle discipline dello spettacolo come metodo terapeutico, come chiave per trovare il proprio centro e la propria figura professionale. 

Tra le sue migliori performance a Napoli ricordiamo una rappresentazione innovativa modellata sull’happening americano. Ci parli delle tendenze a teatro di questo momento storico.
L’happening è una forma teatrale che nasce ad opera di Allan Kaprow negli anni Cinquanta Sessanta. Solitamente gli happening avvengono all’aperto, come vere e propri irruzioni nei nostri luoghi quotidiani nelle nostre azioni giornaliere. È un tipo di spettacolo che mi piace, perché è semplice, ha forti legami con la performance art, un modo impattante e diretto di fare arte.

Quali sono i suoi progetti teatrali di quest’anno.
Sto organizzando una mostra fotografica corredata ad eventi performativi, mi propongo inoltre di organizzare happening in qualche luogo della città. Inoltre avvierò un laboratorio teatrale. È un lavoro su se stessi, qualcosa che possa tornare utile nella vita di tutti i giorni. Il fine è di educare ognuno di noi alla percezione dello spazio in cui ci muoviamo ad acquisire una lucida consapevolezza dei nostri gesti. Mantenere il controllo nelle diverse situazioni. Fare Teatro vuol dire “riconquistare” uno spazio, tenendo presente, che il primo spazio da riconquistare è il nostro Corpo.  

In Calabria ha realizzato un’importante scenografia. Alcuni trucchi del mestiere.
In Calabria, il mio luogo di provenienza ho avuto modo di realizzare una scena per uno spettacolo con ragazzi disabili, non è stato facile, perché la scena doveva essere semplice e sicura più che in altri casi. La scena era semplice, come i disegni di uno dei piccoli attori che agivano sulla scena, mi sono sforzata di capire come loro vedevano la fiaba di Pinocchio, in modo da farli camminare e agire in quello che era il loro immaginario. 

L’arte, si sa, è un’amante gelosa. Cosa rappresenta per lei il teatro.
È linfa vitale. L’arte è la parte migliore di noi, e cura, fortifica, innamora, purifica e consola e sento che io nel mio piccolo posso fare qualcosa. Mi sono riproposta di liberarla dai musei e dalle torri d’avorio dove è arroccata per il vezzo di pochi e tradurla in esperienza viva per tutti, affinché possa risvegliarsi in ognuno di noi la poesia sopita.