Home Editoriale Una settimana fa il trionfo: Italia unita…..solo nel pallone

Una settimana fa il trionfo: Italia unita…..solo nel pallone

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Una bella avventura, quella della nazionale italiana, sofferta, combattuta e controversa.

Inginocchiati per omaggiare gli ideali del movimento black lives matter, si oppure no o solo per metà? Nessuna imposizione siamo un Popolo libero, ma chissà se poi davvero tutti li conoscono i cardini del BLM.

Una risalita dalla mancata qualificazione ai mondiali 2018 fino ad oggi; fino alla vittoria degli europei 2020 ( che poi sono 2021) in casa inglese, proprio con la nazionale inglese; una inarrestabile marcia che ha emozionato tutti, sportivi e non sportivi.

Una bella avventura, sportiva, che ha avuto il grande merito di far vedere nell’intero Paese  cortei festanti e piazze gremite,  forse dimenticando, sperando solo per una sera,  il pericolo ancora in agguato del coronavirus. Che ha saputo far guadagnare al Nostro Paese l’ebbrezza di essere i migliori in Europa, almeno nel pallone.

Una bella avventura che mette in risalto quanto sia facile essere uniti sotto un’unica bandiera, come un unico Popolo quando, grazie ad un pallone che gonfia una rete, ci si sente vincitori.

Le luci però si spengono, i palloni si depongono e ci resta l’amara considerazione che fuori dal verde prato lo stivale è inesorabilmente diviso, separato, spezzato di netto e, niente e nessuno sembra voglia far nulla per unire realmente e finalmente il nord ed il sud. Le luci si spengono e si torna ad essere il Paese al quale vanno metà dei soldi di quell’Europa che con il PNNR cerca di affievolirne le disuguaglianze di genere, sociali e territoriali esistenti anche tra nord e sud dello stesso.

Dei 390 miliardi di euro messi a disposizione dall’Ue, per l’Italia ci sono 191,5 miliardi di euro (fonte QuiFinanza). Sperando che la vittoria degli azzurri agli Europei, a quella dei Maneskin all’Eurovision Song Contest e per l’argento del tennista Matteo Berrettini  a Wimbledon non siano gli unici reali successi validi anche per il Sud, dobbiamo avere gli occhi aperti per comprendere realmente quante risorse arriveranno nel meridione ed in quali settori si agirà per il rilancio del mezzogiorno d’Italia.

Alle regioni meridionali sarebbero spettati circa il 70% dei fondi per ridurre gli squilibri, secondo i principi applicativi elaborati dall’Ue e cioè pil delle aree di intervento, livelli di disoccupazione e popolazione.

Adoperando invece solo il “criterio della popolazione residente al sud”, ovvero il 34%, più qualche soldo già spettante al Sud prelevato dai fondi per la coesione (ndr inizialmente denominato Fondo per le Aree Sottoutilizzate è lo strumento di finanziamento del governo italiano per le aree sottoutilizzate del paese, quindi il Sud) con un giochetto di finanza creativa si arriva artatamente così ad un totale del 40%. Furti fatti passare nel silenzio della classe politica meridionale che anzi in alcuni casi addirittura si dichiara estremamente soddisfatta del risultato, e nello scarsissimo coinvolgimento dei governi locali sia regionali che comunali.

Nonostante negli ultimi vent’anni siano state sistematicamente sottratte al Sud somme annue molto vicine a quella prevista dai RF (cfr. dati pubblicati dal rapporto Svimez 2020 che parla di 60 miliardi di euro all’anno sottratti), che moltiplicate per i bilanci degli ultimi vent’anni fa una cifra spaventosa, nulla si fa per invertire tale tendenza nemmeno quando le somme in oggetto abbiano dei fini specifici.

Siamo il Paese che si è dovuto inventare una legge nel 2016 per stabilire che al Sud vanno riconosciuti finanziamenti, in ragione della popolazione, almeno pari al 34%, perché prima al massimo si arrivava al 20% o giù di lì.

Siamo il Paese dove, quando si parla di risorse pubbliche da destinare alle comunità, invece di procedere all’elaborazione dei Lep (Livelli Essenziali di Prestazioni) si continua ad operare con il criterio della spesa storica, che vuol dire spesso zero al Sud così come studiato e provato nel lavoro dell’eccezionale Marco Esposito, Zero al Sud, la storia incredibile dell’attuazione perversa del federalismo fiscale, edito da  Rubbettino.

Siamo il Paese dove recentemente è stato eletto il nuovo presidente della Conferenza Stato-Regioni, organismo così pesante politicamente, ormai, da essere considerato “la terza Camera”. A un presidente del Nord, come accade da tempo immemorabile, è succeduto un altro presidente del Nord. Al Sud, più che la vicepresidenza, andata al presidente della Puglia, Michele Emiliano, non si dà, ma la Puglia, dopo 25 anni probabilmente per mettere riequilibrare lo squilibrio, perde la guida del coordinamento nazionale dell’agricoltura, che passa al Veneto. Quindi, tutto il settore, ora è nelle mani del Nord (anche ministro e sottosegretari), come si legge anche in un editoriale del giornalista, meridionalista, Pino Aprile.

Dietro le scuse di un Sud sprecone, di un Meridione d’Italia incapace di investire in progetti e portare avanti grandi opere senza rubare, continuando a sostenere la tesi della “incapacità genetica” del mezzogiorno di gestire i soldi pubblici, resteremo sempre un Paese che grazie alle belle avventure resta unito solo da palle, palline e palloni.

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Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali (cit.). Fondiamo le prime con l'educazione ed il senso civico , mentre le ali, la speranza di un futuro migliore, si conferiscono con il buon esempio di chi in prima persona si batte per ciò in cui crede. partendo da studi classici ritengo che la scrittura sia un ottimo strumento per farlo.