di Margherita De Rosa – La scorsa domenica 9 Giugno, nella Basilica Pontificia Minore di sant’Antonio di Padova di Afragola, si è potuta rivivere la suggestione della meravigliosa vicenda di vita, di fede e di santità, che fu di Madre  Teresa di Calcutta, della quale si è ripercorsa l’esistenza grazie alla sapiente ed incisiva ricostruzione della professoressa Lucia Antinucci, presenza storica della Fraternità francescana di Afragola, nonché docente, scrittrice e donna attivissima sotto il profilo dell’ecumenismo: la teologa ha riproposto l’intera vicenda di questa straordinaria testimone del Vangelo attraverso l’alternarsi di racconti e rappresentazioni sceniche, che in maniera perfetta hanno reso l’idea di quanta sia stata eccezionale la determinazione della “matita di Dio”, così come Madre Teresa amava definirsi e così come s’intitolava la stessa manifestazione sacra. Eppure, questa matita ha saputo scrivere pagine immortali nella storia dell’umanità, fondando una congregazione, ponendosi al servizio degli ultimi in maniera concreta, rivoluzionando un modo di pensare e di essere al punto tale da scuotere anche le coscienze laiche e da meritare il premio Nobel: mirabilmente interpretata da Liana Coppola, affiancata dagli altrettanto validi membri della compagnia “ I Giullari di Dio Antoniani”, l’immagine di madre Teresa è emersa in tutta la sua dolcezza e determinazione: uno scricciolo tra le mani di Dio, che ha saputo spiccare voli altissimi, pure nelle tenebre che spesso oscurarono la sua anima…in molti forse sapranno che la grande Santa sperimentò un periodo di notevole aridità spirituale, dovuta all’insinuarsi dell’incredulità, nella finzione teatrale incarnata in maniera eccezionale dalla stessa regista, Lucia Antinucci, che con un fare insinuante, tipico del maligno destabilizzatore, tentava di indurre la consacrata a sprofondare nel suo malessere interiore e, appunto, nell’incredulità, ma la fede di Madre Teresa fu più tenace del male che intendeva annientarla, e lei si affidò a Dio, che pure la sottoponeva ad una prova durissima,  considerando la notte buia della sua anima quale sofferenza da offrire al Signore, ch’ella mai smise di amare, destando la dannazione della diabolica incredulità. Ovviamente si trattò di un dramma tutto interiore, nel quale la Santa ricevette il supporto di un sacerdote, oltre che dalle sue stesse consorelle, ma fu la sua ferrea volontà a far sì che ella riemergesse da quella intemperie spirituale per tornare sui suoi passi, per incarnare nuovamente quella docile matita nella mani di Dio. Madre Teresa vedeva lontano, leggeva nei cuori dei sofferenti, qualsiasi fosse la forma assunta dal dolore: non esisteva diversità alcuna al suo cospetto, esistevano solo uomini e donne che soffrivano e, rispetto a ciò, Madre Teresa spalancava le sue braccia, per accogliere, innanzitutto, e poi per consigliare, orientare, far sì che il cuore si schiudesse verso orizzonti nuovi, progettando la propria vita lungo la via della solidarietà, così come “La matita di Dio” indicò alla principessa Diana, una donna diametralmente opposta a lei ma che, con la sua ricchezza esteriore mascherava una sofferenza incommensurabile, una solitudine profondissima, un senso di inutilità che Madre Teresa riuscì a colmare insegnandole ad amare il prossimo, facendole comprendere che nel dare agli ultimi, ai derelitti, avrebbe avuto il cuore colmo della vera gioia. Insomma questi e tanti altri sono stati i momenti suggestivi della performance, accompagnata da brani musicali sapientemente scelti per sottolineare la bellezza di una storia di vita e di santità calata in maniera eccezionale nella realtà del nostro tempo. Un plauso dunque va tributato alla sensibilità di ogni attore: Vincenzo Cerbone, Tina Manna, Alfonso Russo, Domenico Valentino, Giovanni Russo, Emma D’Aniello, Italia Chianese, Linda Nocerino, Giovanna Angelino….e ai diversi tecnici, che hanno contribuito all’ottima riuscita della rappresentazione tra cui Domenico Pirozzi. I segni della più viva gratitudine sono poi da tributarsi al parroco del Santuario, fra Luigi Campoli, che da sempre consente la realizzazione di momenti di grande spiritualità, veicolate attraverso l’arte, e di fraternità, come nel caso della sagra-spettacolo di sabato 8 giugno, resa possibile anche grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale: siamo nel tempo forte, se è lecito così definirlo, della città di Afragola, il tempo dell’attesa del 13 Giugno, giorno della celebrazione del Santo più amato al mondo ed è giusto ed auspicabile che si percorra un cammino di crescita interiore e di agape così da poter respirare già in questa vita non facile l’aria della “domenica senza tramonto”, in cui paura e turbamento cederanno il posto alla gioia vera, alla gioia senza fine e, pertanto, va ribadito un sincero grazie a chi per tutto ciò si adopera a beneficio de fratelli, consentendo loro di pregare, riflettere, sorridere, e, perché no, tornare a sperare e a sorridere, nonostante le difficoltà legate al vivere quotidiano.

 

 

Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •