Home Napoli Un monastero che vive da 500 anni: il monastero delle Trentatré

Un monastero che vive da 500 anni: il monastero delle Trentatré

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monasteroNel 1522 fu fondato sulla collina di Caponapoli l’ospedale di Santa Maria del Popolo, detto degli Incurabili, ad opera di Maria Lorenza Longo, nobildonna catalana e moglie di un Gran Cancelliere del regno. La donna miracolata da una paralisi dopo un pellegrinaggio al Santuario di Loreto, decise di dedicarsi totalmente agli altri. Decise quindi di realizzare quest’opera di assistenza in particolar modo per tutti coloro che erano considerati come i reietti della società, in particolar modo quelli affetti dal morbo della sifilide. Da questo sembra infatti scaturire il nome INCURABILI per l’ospedale. Maria Lorenza Longo non si fermò a questo ma chiamò a sé tutte  le migliori menti napoletane facendo di questo luogo il fulcro della scienza medica napoletana e nei secoli facendogli ricevere la nomea dell’Ospedale dei Santi. Questa struttura infatti ha visto camminare tra i corridoi San Gaetano Da Thiene, Sant’Alfonso dè Liguori, San Camillo de Lellis, e Padre Ludovico da Casoria, a breve Santo, fino ad arrivare a San Giuseppe Moscati. Su questa collina, sempre ad opera della Longo, si formarono la Congrega dei Bianchi, nelle cui camere la Longo riceve la missione di fondare un monastero di clausura, il ricovero delle pentite e il monastero delle riformate. Nel 1535, con l’aiuto di San Gaetano da Thiene, dà avvio al monastero di S. Maria in Gerusalemme con dodici sorelle che nel giro di un anno diventeranno trentatrè. La sede dapprima fu la sede della Congrega dei Bianchi, congrega che aiutava spiritualmente i condannati a morte, poi il monastero detto della “Stalletta” perché sorse su un’antica stalla e dove la Longo spirò nel 1539 acclamata da una folla di malati, ex prostitute, poveri e nobili. Nel 1583, dopo l’incendio della Stalletta, le figlie della Longo, le Trentatrè, monache cappuccine legate alla regola delle clarisse, quindi dedite alla castità, alla povertà e alla clausura, si trasferiscono in via Pisanelli, sede definitiva di Santa Maria in Gerusalemme. Oggi, dopo 5 secoli di ininterrotta attività di assistenza, questo monastero vive ancora di linfa propria. Le monache continuano ciò che la Longo aveva insegnato nei secoli addietro. È una famiglia formata da giovanissime monache (la madre Badessa ha soli 47 anni) che aiuta le altre famiglie bisognose e tutti coloro che ricercano conforto spirituale e materiale. Vivono grazie ad offerte e alla generosità dei commercianti del posto in quanto sono ancora legate alla prima regola di povertà. La struttura fortemente cambiata nel secoli, presenta un antico orto, cantine, la zona della clausura e una chiesetta ad una navata con uno splendido altare in legno, materiale povero che doveva attestare lo stile di vita delle monache. All’interno è presente la tomba della Venerabile Maria Lorenza Longo, il cui processo di beatificazione è in corso dall’Ottocento. Personalità di tale spessore e importanza per la città di Napoli non dovrebbero rimanere nel dimenticatoio e dovrebbero ricevere il giusto “compenso” come riconoscimento per quello che fanno da circa 500 anni.

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Storica dell'arte, addetta all'accoglienza turistica Regione Campania. Ama l'arte in tutte le sue poliedriche sfaccettature, dalla letteratura al cinema, dal teatro alle mostre museali, il tutto condito dalla passione per la cucina meridionale. La citazione che più la rappresenta appartiene ad Oscar Wilde:"Si può esistere senza arte, ma senza di essa non si può vivere".