di Margherita De Rosa – Anche quest’anno, lo scorso 5 giugno, si è svolto il galà di fine anno degli studenti dell’Istituto Brando, galà che, come sempre, ha avuto un centro ispiratore, che, in una scuola cattolica non può disgiungersi dall’appello ai valori fondanti della cristianità e di un vivere basato sulla solidarietà e sulla necessità di esercitare quella carità che è servizio disinteressato, autentico, icona dell’amore per il prossimo che Cristo incarnò. Pertanto, al di là dei concetti generali, gli studenti dell’istituto, egregiamente guidati dalla Preside, prof.ssa Ciervo Eufemia, e da un efficientissimo team docente, hanno ritenuto opportuno prendere in considerazione il contenuto dell’ultimo Sinodo dei Vescovi, intitolato “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” nel quale si dichiara che <<i giovani sono proiettati verso il futuro e affrontano la vita con energia e dinamismo. Sono però anche tentati di concentrarsi sulla fruizione del presente e talora tendono a dare poca attenzione alle memorie del passato da cui provengono, in particolare dei tanti doni loro trasmessi dai genitori, dai nonni, dal bagaglio culturale ereditato. Aiutare i giovani a scoprire la ricchezza viva del passato, facendone memoria e servendosene per le proprie scelte e possibilità, è un vero atto d’amore nei loro confronti e in vista della loro crescita e delle scelte che sono chiamati a compiere>>. In tal senso, il supporto loro fornito dalla scuola, in cui trascorrono buona parte  della loro giovane esistenza, è senza dubbio validissimo, sebbene all’esterno di tale realtà molti dei messaggi e delle sollecitazioni a cui i ragazzi sono soggetti determinino un contrasto stridente con quanto pazientemente si semina attraverso il sapere ma, nell’Istituto Brando, è soprattutto per il tramite di un’interazione mirata al supporto che si contribuisce a fortificare i singoli, cosicché possano non oscillare al soffio impetuoso della contraddizione tipica di un mondo in continua evoluzione, affrontando, di conseguenza, ogni situazione con equilibrio e stabilità emotiva. In seno al citato Sinodo, poi, tanti sono statigli argomenti affrontati e tra questi il rapporto che i giovani hanno con la corporeità, spesso mercificata e svilita; comunque dall’assemblea sinodale emerge che i nostri ragazzi<< anche quelli che conoscono e vivono l’insegnamento cristiano, esprimono il desiderio di ricevere dalla Chiesa una parola chiara, umana ed empatica.
Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili all’autenticità>>: Chiesa e scuola devono quindi accogliere, comprendere, orientare, sempre nella misura in cui non si ledano le soggettive sensibilità, poiché bisogna prendere atto  che la gioventù contemporanea è solo apparentemente forte e spregiudicata, poiché nel fondo rivela una grande fragilità, condizione che merita rispetto perché affrontarla con superficialità e indifferenza significa distruggere una relazione che può e deve essere empatica, che lo si voglia o no. In linea con tutto quanto fin qui riferito, sull’elegante invito al menzionato galà, era riportato il seguente monito di papa Francesco: << Ragazze e ragazzi, rischiate, perché la vita non è una lotteria: la vita si realizza! E tutti noi abbiamo capacità di farlo…>>. Entrando ora nel cuore della festa va, doverosamente, riferito il discorso di benvenuto della Dirigente Scolastica, che così ha parlato ai convenuti: << Anche quest’anno la consuetudine ci ha consegnato la bella serata conclusiva dell’anno scolastico, serata da festeggiare insieme a quanti operano e studiano nella nostra scuola. Il galà di fine anno, nato quasi per caso, qualche anno fa, oggi può dirsi una consolidata tradizione che ci offre l’occasione per stare insieme in modo sano e gioioso e salutare questo anno che si avvia al termine ma ancor più, la serata che ci apprestiamo a condividere,è un impegno ad accompagnare gli alunni delle classi quinte verso la grande fatica finale dell’Esame di Stato. A tutti gli alunni e alle loro famiglie va il mio saluto affettuoso e l’augurio di concludere al meglio il percorso di studi intrapreso cinque anni fa e che, all’indomani degli esami, li proietterà verso altri orizzonti>>. Particolarmente toccante poi il saluto della prof.ssa Iovine, che ha così parlato: << Per me l’istituto Brando non è stato un luogo di lavoro, ma una seconda casa, anzi la mia seconda famiglia>>; la docente ha ricordato momenti e persone che le mancheranno, grata a tutti perché hanno saputo amarla nonostante il suo essere fuori dagli schemi, così come lei, simpaticamente, si è definita; inoltre ha assicurato ai suoi, ormai, ex alunni, che rimarrà per sempre al loro fianco; la prof.ssa Meola, infine, ha sottolineato l’importanza dell’istituzione scolastica che, nonostante il mutare dei tempi e delle stagioni, continua ad essere maestra di vita. Si è dato poi il via alla festa vera e propria ed il poter ammirare quei bambini divenuti, quasi per magia, uomini e donne, ha commosso ciascun partecipante all’evento, sia per l’emozione del commiato, sia perché tutti, Dirigente, Docenti, Genitori sono consapevoli che “i loro piccoli” intraprenderanno un nuovo cammino, un cammino che li renderà adulti, liberi artefici del loro destino e corresponsabili costruttori del comune avvenire.

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