Il cancro è un argomento all’ordine del giorno e largamente diffuso, che colpisce con forme diverse individui di ogni età e sesso. In Italia ne vengono diagnosticati 1000 nuovi casi al giorno. Si stima che nel nostro Paese vi siano nel corso dell’anno circa 363.000 nuove diagnosi di tumore, circa 194.400 (54%) fra gli uomini e circa 168.900 (46%) fra le donne. Lo affermano i dati dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) relativi al 2015. Ma ciò che lascia ben sperare è che negli ultimi anni sono complessivamente migliorate le percentuali di guarigione: il 63% delle donne e il 57% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Merito soprattutto della maggiore adesione alle campagne di screening, che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale, e della maggiore efficacia delle terapie.
Molti tumori potrebbero, infatti, essere prevenuti o diagnosticati in tempo se tutti adottassero uno stile di vita corretto e aderissero ai protocolli di screening e diagnosi precoce. E’ proprio su questo che medici, nutrizionisti e tutti gli esperti del settore stanno focalizzando la loro attenzione: ciò è segno di un’oncologia che sta cambiando modo di affrontare questo brutto male. Se prima non veniva data la giusta importanza alla prevenzione, oggi ha un ruolo fondamentale. Prevenire significa cercare di evitare o quantomeno ridurre tutti quelli che sono i fattori di rischio che potrebbero contribuire all’insorgenza della patologia. Nell’ambito della prevenzione primaria vi è il corretto stile di vita compresi alimentazione e sport. Infatti molti studi retrospettivi, condotti su pazienti malati e non, confermano che coloro che hanno seguito uno stile di vita più sano o sono non malati o hanno presentato la malattia più avanti nel tempo rispetto a coloro che non svolgevano attività fisica e che non seguivano un‘alimentazione corretta. Oltre alla prevenzione primaria oggi si presta molta attenzione alla cura della malattia non solo con l’utilizzo di farmaci; infatti uno degli ultimi studi svolto in Campania è quello dell’equipe di medici dalla Fondazione Pascale di Napoli in collaborazione con la Temple University di Philadelphia (Stati Uniti). Essi hanno condotto un recente studio pubblicato sulla rivista internazionale Cancer Biology & Therapy, che ha coinvolto all’incirca un centinaio di donne giovani, con età media o inferiore ai 45 anni. Dallo studio è emerso– in conformità con ricerche precedenti – che l’indice di massa corporea o BMI è un importante indicatore prognostico e predittivo, a breve e lungo termine, dell’efficacia di una chemioterapia neoadiuvante, effettuata cioè prima della chirurgia. Ovvero pazienti normopeso avrebbero probabilità di ottenere benefici terapeutici maggiorati anche del 22% rispetto a donne in sovrappeso o obese. Questo studio conferma che nelle donne giovani in chemioterapia preoperatoria con tumore del seno è fondamentale, più di altre, mantenere uno stato di forma fisica.
A tal fine, diventa importantissimo correggere e/o cambiare il proprio stile di vita: prevedendo una dieta sana, ma soprattutto molto movimento, regolare e costante, pari cioè ad almeno 30 minuti di attività fisica per almeno due-tre volte alla settimana, meglio ancora se affiancati da uno stile di vita ‘attivo’ che preveda, quando possibile, la rinuncia all’uso di ascensori e scale mobili a favore di scale a piedi e favorire spostamenti a piedi o in bicicletta. Infatti, gli effetti dell’attività fisica, praticata durante e dopo un tumore del seno, diminuirebbero il rischio di ricadute del tumore (recidive) e di mortalità; ridurrebbero gli effetti collaterali delle terapie (sia la chemioterapia che la terapia ormonale) e tutelerebbero anche la stabilità psicologica, mettendo cioè la donna in terapia più al riparo dal rischio di episodi depressivi. Pertanto è possibile dedurre che l’attività fisica svolge un ruolo fondamentale nella lotta al tumore; ma un ruolo ancora più importante è svolto dalla corretta alimentazione, argomento di cui sarà ampliamente discusso nel prossimo articolo.

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