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Un clitoride ipertrofico: sesso tra donne

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Per i Romani non era tollerato né consentito il sesso tra donne, anzi era reputato quale la peggior depravazione, la più dannosa abiezione, la più deleteria perversione, la più rovinosa degenerazione femminile. Le fonti concordano all’unanimità. L’omosessualità femminile, a differenza della maschile, è “contro natura” anche secondo la visione etica pagana. Ovidio nelle Metamorfosi narra che la nascita di Iphis avesse rappresentato una scottante ragione d’inquietante delusione ed allarmante amarezza per il padre Ligdo , tanto da indurlo a minacciare terribili propositi omicidi alla consorte Teletusa in attesa proprio di una bambina. Come rimediare? Iphis fu abbigliata ed allevata dalla scaltra ed ingegnosa madre alla maniera d’un maschio. L’astuto inganno regge perfettamente finché non vengono combinate le nozze con la biondissima Ianthè, di cui Iphis era follemente, pazzamente ed appassionatamente innamorata. L’amore delle due giovinette viene descritto con simpatia: Erano di pari età, entrambe erano incantevoli… e così l’amore è venuto a tutte e due insieme in semplice innocenza, e riempì i loro cuori con altrettanta nostalgia.
Triste, misera, cupa, funesta, devastante sorte! La natura avrebbe mai potuto permettere un amore così mostruoso e raccapricciante? No, indubbiamente; tuttavia il lieto fine cavalca fiero e spavaldo: l’invocata Iside asciuga le calde lacrime di Iphis, trasformandola in un uomo. Il comportamento delle donne innamorate veniva considerato disgustosamente nauseabondo, oscenamente ripugnante, scandalosamente volgare in un’armoniosa sintonia d’opinione. Fedro prova a spiegare il lesbismo mediante un mito: Prometeo , rientrando brillo a casa, per sbaglio attribuisce un genere maschile a taluni corpi femminei: “Cosicché ora godono di un piacere perverso”. Seneca il Vecchio narra d’un marito che ammazza la moglie scoperta a letto con un’amante, lasciando tacitamente comprendere che il misfatto commesso dall’adultera fosse peggiore di quello tra un maschio ed una femmina.
Giovenale descrive le tribadi platoniche, divenute fricatrices, secondo lo stereotipo dell’omosessuale virago, avvezzo al vomito a tavola ed all’atletica, scrivendo che vanno “ cavalcandosi reciprocamente ”. Marziale le raffigura come inclini a rapporti caricaturali di quelli eterosessuali, sessualmente e psicologicamente, teorizzando un clitoride ipertrofico. Coppia femminile, da una serie di dipinti erotici delle Terme Suburbane di Pompei.
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Docente di Lingua e cultura greca e Lingua e cultura latina presso il Liceo “Filippo Brunelleschi”; curatrice di un blog letterario; promotrice d’iniziative culturali.