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UN ANNO DI COVID – Il lockdown pensieri e parole di uno studente

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di Davide Arnold – 8 Marzo 2020 è certamente una data che nessuno di noi riuscirà mai a dimenticare. È passato circa un anno dall’inizio della pandemia, un anno da quando le nostre vite sono cambiate drasticamente. È stato un periodo difficile per tutti, ma è in qualità di studente e ancor prima di adolescente che mi sento di dire che coloro che psicologicamente hanno subito di più questo cambiamento siamo stati noi. In quel periodo ci venne insegnata, per la prima volta, la diffidenza verso gli altri così come il distaccamento sociale, ci venne detto che a scuola non si poteva andare per non mettere in pericolo i nostri cari, ci venne insegnato che mantenere la distanza di un metro verso il prossimo era la cosa giusta. Noi tutti abbiamo compreso la gravità della situazione e ci siamo adattati, se pur con difficoltà, a questo nuovo stile di vita che ci è stato proposto, e l’abbiamo fatto per il bene del Paese. Dopo diversi mesi di chiusura finalmente la curva dei conteggi si è abbassata, complice l’arrivo della stagione calda, i negozi e le varie attività commerciali hanno riaperto, tutto sembrava stesse tornando alla normalità. L’anno scolastico è terminato con un esame fatto in presenza che è stato un grande risultato considerando tutti gli sforzi che si sono fatti. Gli italiani erano sicuri di aver vinto una delle battaglie che ha portato più morti nella storia degli ultimi 70 anni. Eravamo sicuri di aver sconfitto quel nemico invisibile che nessuno si è preoccupato di trarne qualche insegnamento e di prepararsi a prevenire in futuro pericoli simili. A settembre il Covid e tornato a farsi sentire, ma tutti erano troppo impegnati a recuperare il tempo perso in primavera per accorgersene. Nonostante i numerosi avvertimenti degli esperti che già in precedenza avevano previsto una situazione analoga a quella primaverile, Il Governo non è riuscito ad attuare un piano di potenziamento adeguato delle strutture scolastiche e dei trasporti, non è riuscito a portare a termine le assunzioni necessarie per coprire quelle cattedre scoperte da anni. Ancora una volta nella storia recente il Governo non è riuscito a dare la priorità a quel settore che si occupa del futuro del paese, La scuola, ancora una volta non è riuscito a dare la priorità a quelli che saranno i cittadini del domani gli studenti. Nei mesi a venire è partito però, tra i vari partiti politici, un acceso dibattito sul tema dell’istruzione, una speculazione politica che ha portato i partiti a fare a gara tra chi riuscisse proporre soluzioni adeguate per riportare gli studenti in presenza. Nessuno però si è preoccupato di farlo in condizioni di sicurezza adeguate, assicurando un cospicuo aumento dei servizi di trasporto e controlli adeguati per far sì che non si creassero assembramenti sia fuori che dentro le scuole. E così a circa un mese dalla riapertura del 1 Febbraio, il Paese è di nuovo in piena emergenza pandemica con circa 500 morti al giorno. Ad oggi non sappiamo come questa storia finirà, quello che sappiamo, è che viviamo in un Paese che non investe sul futuro di sé stesso. La domanda che noi tutti, studenti e professori, ci facciamo è: siamo davvero il settore meno importante dell’Italia? Se la risposta è no, allora perché non si è mai investito adeguatamente sulla scuola? Perché i nostri professori sono i meno pagati d’Europa e perché gli edifici scolastici sono in condizioni disastrose? Se la risposta è sì, allora perché non ci facciamo sentire, ricordando che a chi di dovuto che il futuro del paese siamo Noi?

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