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Ucraina, le conseguenze economiche della guerra

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Quando il mondo si apprestava a uscire dopo due lunghi anni dal tunnel della pandemia, una nuova devastante tragedia rischia di far ripiombare l’umanità nel baratro da cui lentamente si stava riprendendo. L’invasione russa dell’Ucraìna ha infatti profondamente segnato le cancellerie europee, sconvolte dalla violenza perpetrata dai russi ai danni dei vicini ucraini, da sempre nelle mire espansionistiche del presidente russo Vladimir Putin. Un’occupazione la cui gestazione parte da lontano e trova le radici nel 2014, anno del primo conflitto tra i due stati che portó all’annessione russa della Crimea. Sono stati infatti otto anni di tensione e violenza che hanno indebolito sempre di più l’Ucraina, nel frattempo avvicinatasi all’Unione Europea e fortemente desiderosa di unirsi alla NATO, l’alleanza difensiva-militare che comprende gli stati nordamericani e buona parte di quelli europei. Un proposito mai andato a genio a Vladimir Putin, spaventato dal possibile ingresso della vicina Ucraina nella NATO che avrebbe comportato lo stanziamento di truppe americane a pochi passi dalla Russia.

Tante le reazioni di protesta e di sdegno nei confronti della Russia, accusata unanimemente di essere l’unica responsabile dell’escalation di violenza nell’est Europa. In particolare, l’Unione Europea è in procinto di approvare un pacchetto di sanzioni atte a indebolire l’economia russa, seppur i dissidi tra i vari stati dell’UE rischiano di indebolire la posizione del Vecchio Continente. Molte le preoccupazioni dei paesi membri verso le sanzioni che potrebbero minare le economie nazionali a causa dei rapporti economici che la Russia intrattiene con diversi paesi europei. È il caso dell’Italia, energeticamente dipendente dalla Russia e per questo motivo poco propensa a usare il pugno di ferro verso Putin. In più, sono molteplici le banche europee esposte economicamente in Russia, tra cui si segnala l’italiana UniCredit, che risentirebbe non poco di eventuali sanzioni nei confronti del paese orientale. Questi e altri i motivi per i quali l’Italia ha accolto fin qui tiepidamente le proposte di sanzioni verso la Russia. Poche se non nulle attualmente le possibilità di un intervento militare diretto dei paesi NATO che, a meno di un attacco della Russia verso uno stato membro, non possono in alcun modo interferire nel conflitto che vede impegnate Russia e Ucraina. E per questo che l’Europa, da spettatrice interessata, auspica ancora che la diplomazia e soprattutto il buonsenso possano evitare conseguenze ben più serie e catastrofiche.

In particolare, le conseguenze delle sanzioni hanno comportato per il Rublo la perdita del30% del suo valore nei confronti del dollaro. A pesare è soprattutto l’oblio delle banche russe dal circuito dei pagamenti. È infatti per questo motivo la Banca centrale russa ha alzato i tassi di interesse al 20% in modo da cercare di essere più attraente agli occhi degli investitori esteri. Secondo la BCE la maggior parte delle filiali europee degli istituti di credito russi potrebbero fallire presto le divisioni, in particolare i distaccamenti presenti in Croazia e Slovenia della Sberbank Europe, controllata dalla banca russa Sberbank. Le sanzioni e il caos generale hanno inoltre avuto un effetto tangibile sul costo del gas in Europa, cresciuto del 35,72% nella Borsa di Amsterdam e del 25,32% in quella di Londra. Anche il costo del grano è in salita dell’8,7% sui mercati internazionali. Aumenta anche il prezzo della soia (+3.9%) e mais (+5%), beni primari e insostituibili il cui lievitamento del costo produrrà gravi effetti anche in Europa e, ovviamente, in Italia.

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Non penso che tutti i rapporti dei servizi segreti siano scottanti. Alcuni giorni apprendo di più dal New York Times (cit.). Se esiste il diritto di cronaca esisterà anche quello di raccontare, perché un buon giornalista non è quello che scrive, ma quello che parla tacendo.