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Tre giorni di riflessione preghiera e festa per la beata Luigia Velotti

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di Margherita De Rosa – Nei giorni 1, 2 e 3 settembre uu.ss, a Casoria, presso l’Istituto della Congregazione delle Suore Francescane Adoratrici della Santa Croce, si è tenuto un triduo molto coinvolgente e ben articolato, cha ha visto la prima serata caratterizzata dalla lectio biblica tenuta dal Diacono prof. Ludovico Silvestri; nel secondo incontro, si è svolta una solenne concelebrazione, presieduta dal postulatore della causa di canonizzazione della beata, padre Gianni Califano, in quello che è il giorno anniversario della beatificazione, mentre la terza serata ha avuto come protagoniste le giovani consacrate,  che hanno dato vita ad un bellissimo spettacolo, allestito sempre sotto la guida del poliedrico prof. Silvestri e connotato dalla spiritualità e dal carisma di Madre Luigia, non disgiunti da una “tangibile laetitia francescana”. Ha preceduto la bella esibizione la proiezione del musical presentato lo scorso anno al teatro Gelsomino di Afragola, intitolato “La carezza di Dio”, ispirato alla vita e alla vocazione della “monaca santa”. Il primo settembre, nell’ambito della lectio divina dal titolo “ La croce come radice della nostra salvezza”, il Diacono ha fatto riferimento al profeta Naum, il quale, al cospetto della distruzione dilagante al suo tempo, si interrogava circa la giustizia divina e faceva presente la necessità dell’intervento di Dio … millenni ci separano da quegli eventi ma con quanta attualità essi si ripropongono ai nostri giorni…il profeta evidenziava che ognuno deve seguire <Dio e comportarsi secondo la Sua giustizia> e affermava ciò quasi con durezza ma, nel contempo, egli si proponeva come ambasciatore di speranza, in quanto, gradualmente, induceva alla comprensione della Buona Novella, facendosi portavoce di un Dio che è misericordioso. Il Diacono ha poi sottolineato quanto caratterizzò il carisma di Madre Luigia, che testimoniò quella giustizia divina << scandalosa nel dolore e nella prova, ma che salva quanti hanno fame e sete di giustizia>>.  Egli ha inoltre ripreso il Vangelo di Matteo, in cui si parla di sequela e Madre Luigia fu fedele testimone di Gesù proprio nel seguirLo attraverso l’imitazione, prendendo, com’Egli vuole da chi intende essere coerente suo seguace, la propria croce, rinnegando sé stessi, rinunciando al proprio io per essere icona credibile del Cristo stesso. Solo in questo modo ci si salva, ha ribadito il prof. Silvestri, poiché pensare di salvarsi con le proprie forze significa incorrere in un << tragico fallimento>>. Il segno trionfale è invece la croce, quella croce che la Beata Luigia adorò e la quale, come dice san Paolo, fu, è e dovrà essere vanto per il mondo. Il giorno successivo, come già accennato, la solenne concelebrazione ha visto partecipi molti sacerdoti del territorio, tra cui il Decano, nonché parroco della comunità di san Giovanni Battista di Casavatore, don Carmine Caponetto, il Preposito Curato della Pontificia Basilica di san Mauro Abate, padre Mauro Zurro, il parroco del Santuario di San Benedetto, padre Pasquale Fioretti, don Elpidio Moccia, padre Luigi Medusa, fra Domenico Silvestro, il futuro parroco della comunità di santa Maria delle Grazie, don Raffaele Ferrara. Il celebrante ha mostrato la sua gioia nel constatare il consistente numero di fedeli presenti e, interpretando, a giusta ragione, tale presenza, come un segno di quanto sia radicata la devozione alla Beata nella terra casoriana, che ha descritto come terra particolarmente amata da Dio, poiché terra di Santi e Beati. Egli ha poi evidenziato che da Madre Luigia giunge a tutti un messaggio di amore: lei ci invita a fare di Cristo il centro della nostra esistenza. Nell’omelia ha poi affermato: << madre Luigia fu seguace di Francesco, lo amò infinitamente, tanto che, si narra, che un giorno fu trovata abbracciata ad una sua statua del Santo, all’interno di una nicchia , ed essendo il vetro completamente sigillato, l’evento risultava, umanamente, inspiegabile. Come Francesco, la Beata fu attratta dall’umiltà e questo ci riporta alla lettura del Vangelo da poco annunciato, in base al quale Dio ha rivelato i suoi misteri ai piccoli, appunto, agli umili…e chi fu umile se non Madre Luigia? Orfana, analfabeta, sola, disprezzata, non si lasciò mai abbattere e con la sua eroica umiltà cercò, instancabilmente, l’amore di tutti gli amori, quello di Dio. A sua imitazione, anche i nostri affetti, i nostri desideri devono convergere su Gesù: madre Luigia, nella sua estrema semplicità, fu depositaria della sapienza di Dio, perché Dio rende saggi proprio gli umili, a loro rivela che i beni di questa terra a nulla valgono e che la vera gioia è nel conquistare il Paradiso. Noi, invece, ci affanniamo per la sete di possesso, per la visibilità, la gloria terrena ma perdiamo, così facendo la luce della Grazia; snobbiamo i Sacramenti, che della grazia sono fonte inesauribile…invece dobbiamo avere come esempio Madre Luigia, che, umile, ammalata, impossibilitata nella deambulazione, tutti sapeva consolare e in tanti si recavano da lei per ottenere pace interiore e grazie, perché fossero ristorati da parole di misericordia, che le suggeriva Dio stesso. Le sue figlie spirituali ora hanno diffuso il suo messaggio in terre lontane, oltrepassando i desideri della loro fondatrice, perché i Santi non vogliono la gloria del mondo, ma la vicinanza con l’Altissimo, ma in questo modo, altri popoli sono invitati ad essere emuli della Fondatrice e a percorrere il sentiero, non facile, che porta alla salvezza. Ora noi, che godiamo del privilegio di essere devoti della Beata, dobbiamo impegnarci ad imitarla ma anche a conoscerne più profondamente la spiritualità, che si racchiude, come già detto, nell’esercizio dell’umiltà e nell’aprire il nostro cuore a chiunque incontriamo lungo il nostro pellegrinaggio terreno, senza riserve, senza remore: che il Signore benedica tutti, benedica Casoria, i sacerdoti ed in particolare noi francescani, affinché siamo degni di realizzare quanto Cristo e San Francesco ci hanno insegnato, proprio come fece Madre Luigia Velotti>>. La bella celebrazione è stata coronata da un tripudio di fuochi d’artificio e da tanta serenità, che si è respirata anche nell’atmosfera festosa del giorno successivo, grazie alle menzionate performance artistiche delle consacrate: dovunque c’è gioia, c’è Cristo e, seppure, talvolta, il peso delle croci sembra intollerabile, Egli ci sostiene ed elargisce forza a chi Lo segue con coerenza, basti pensare alla simpaticissima ed attivissima suor Serafina, che ultraottantenne ha preso parte con grande divertimento allo spettacolo delle giovani consorelle. Un  grazie per questi momenti di grazia è da tributarsi alla Madre Generale, Josephine Cania, che, animata da autentico zelo francescano, trasmette col suo sorriso speranza e letizia, e un dovuto grazie va alla Vicaria, Madre Rosalia Vittozzi, che, negli anni, ha seminato e raccolto fiori bellissimi, che ora dovranno essere coltivati perché tutti siano inebriati da quel loro speciale profumo, che è profumo di santità e, appunto, di umiltà.

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