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Terra dei fuochi. L’accorato appello di Don Maurizio Patriciello al premier Renzi

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don maurizio patricielloDifficile tenere il conto dei decessi causati da quello che giace da anni, sotto le terre dei comuni a nord di Napoli, e ancor di più dei roghi che ogni giorno rendono l’aria un killer silenzioso che piano piano arriva nelle case di tutti noi. Negli ultimi 15 giorni si registrano altri 3 decessi nel Giuglianese, vittime di leucemia e tumori. Sulla sua pagina facebook, Don Maurizio Patriciello, da sempre in prima linea contro tutto ciò che sta seminando morte, scrive un’accorata lettera al premier Renzi. Un appello, una richiesta di aiuto a chi l’aiuto lo ha promesso in varie occasioni, ma che non è ancora arrivato. Questa volta la denuncia non è contro i roghi, ma contro il fetore nauseabondo, causato dalle emissioni di una fabbrica della zona industriale di Pascarola vicino Caivano. La lettera contiene una richiesta specifica, finalizzata ad aiutare un bambino, Andrea Pio, che per una rara patologia, è costretto ad andare a Firenze ogni 15 giorni per praticare una terapia che è in grado di alleviare le sue sofferenze. Don Maurizio, seguendo la richiesta della famiglia, chiede aiuto per poter trasferire lui e la famiglia in Toscana, dove Andrea Pio può essere curato e dove può evitare di respirare l’aria dell’area in cui vive. Di seguito il testo integrale del messaggio pubblicato dal sacerdote.

Caivano 10 Settembre 2016
Al Presidente del Consiglio
Matteo Renzi

Caro Presidente, dopo una notte insonne, ti scrivo questa lettera, pur sapendo che mi costerà cara questa decisione. Fa niente. “ Non fare il bene se non hai la forza di sopportare l’ ingratitudine”. Sai bene che cosa ci siamo detti nelle due volte che ci siamo incontrati, ad Aversa e a Caserta. Il dramma ambientale non tenta a scemare. Ma se non si eliminano le cause pensarlo è pia illusione. Ieri sera, venerdì 9 settembre, un fetore infernale si è riversato sulla città di Caivano ( Na ) e i paesi limitrofi. Un puzzo nauseabondo, stomachevole ha tenuto in ostaggio decine di migliaia di onesti cittadini. La gente è allo stremo. Non sa più che fare, a chi rivolgersi. Il fetore non proveniva, stavolta, dai roghi tossici, ma dalla zona industriale. Tante persone sono corse là. Erano esasperate. E l’ esasperazione può portare a fare gesti inconsulti. Non lo permettere. Oggi, però, ti scrivo per chiederti una cortesia. Non lo avrei mai fatto per me stesso o per la mia famiglia. Mi devi aiutare, Presidente. Dobbiamo salvare Andrea Pio. Andrea Pio ha sei anni. Soffre di una rara patologia. Vive a Pascarola, frazione di Caivano, provincia di Napoli. Ieri sera, venerdì 9 settembre, Piuccio come tutti noi non poteva respirare. Un fetore orribile aveva invaso la sua casa e i suoi piccoli polmoni. Non era la prima volta e di certo non sarà l’ ultima. Nicola, il padre, questa mattina scrive: « Non ho parole padre Maurizio, ho solo vergogna di me stesso. Mi reputo un vigliacco di genitore che non ha il coraggio di andare via da questo paese martoriato, l’unica volta fu quando siamo scappati da Napoli perché Andrea Pio era in uno stato di disperazione (quasi morto) e siamo andati a Firenze Mayer la dove hanno preso in carico la sua malattia,oggi Andrea Pio non è guarito ma è in uno stato assistenziale molto migliore. Ogni 15 giorni dobbiamo salire su a Firenze Mayer per le terapie e la sera ritornare a casa se Dio ci benedice. Io non ce la faccio più, siamo da soli io e mia moglie. Abbiamo già fatto un grande incidente stradale, avvenuto al ritorno da Firenze. Spero solo che Dio mi dia la forza di essere sempre cosciente perché non so fino a che punto posso resistere prima di compiere qualche gesto di disperazione. Ho chiesto aiuto a tante persone per trovare lavoro in Toscana ma mi continuano a prendere per i fondelli. Qui si continua a respirare aria irrespirabile chiedo un aiuto a chi può darci una mano, magari andare in televisione. Siamo esasperati. Aiutateci vi prego». Presidente, possiamo aiutare questo padre a mettere in salvo la vita del suo bambino? Salviamo Andrea Pio. Portiamolo lontano dai fetori di Caivano. Grazie. Dio ti benedica. Padre Maurizio Patriciello“.

Speriamo che questi appelli, uniti alle migliaia di voci che ogni giorno si alzano da queste terre, terre che ormai sono sotto la morsa di tanti problemi, facciano nascere nelle persone che contano, che possono aiutarci, quell’empatia necessaria affinché si capisca realmente quello che si prova a vivere in questi territori. Mettersi nei panni di chi soffre renderebbe, la risoluzione del problema una priorità, sostituendo alle belle parole ciclicamente spese, i fatti le azioni, affinché qui si possa vivere e non sopravvivere con la speranza di non essere toccati dalla malattia.

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Raccontare quello che accade senza dare giudizi, senza cedere alle pressioni, probabilmente non è il giornalismo dei giorni nostri, ma è sicuramente dare il giusto servizio ai lettori. Vive a Casoria, scrive, fotografa, sogna.