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Tentato furto all’Asl di Casoria: ladro sorpreso a rubare cellulare di un medico

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Attimi di tensione ieri mattina negli uffici casoriani dell’ASL Napoli 2 Nord, dove un malintenzionato ha cercato di sottrarre il cellulare lasciato dal medico in una stanza della struttura. Un caso eclatante avvenuto in quella che è la sede operativa del distretto 43 dell’azienda sanitaria locale, che proprio nelle prime ore della giornata vede affollarsi di cittadini casoriani che frequentano il complesso per svolgere visite o semplicemente per un consulto medico. Un vero e proprio luogo della comunità, nel quale irrimediabilmente  non mancano i disturbatori che attendono momenti di distrazioni di pazienti e personale per entrare in azione e compiere furti e altri atti criminosi. 

Un copione tristemente famoso dal quale non sono esenti purtroppo neanche i lavoratori del settore sanitario, da tempo entrati nel mirino dei malviventi che si approfittano della loro vulnerabilità per sfogare la propria rabbia o semplicemente per eseguire furti e rapine. È questo ciò che è ieri si è consumato al secondo piano della sede dell’ASL Napoli 2 di via Alcide De Gasperi, frequentatissima nelle ore diurne eppure meta di piccoli delinquenti come quello che ieri, senza alcuno scrupolo di coscienza, ha cercato di appropriarsi del telefono dell’ignaro medico il quale, grazie anche alla prontezza e alla tempestività di una collega della struttura, è riuscito a recuperare la refurtiva, rinunciando però a denunciare il ladro, lasciato andare dopo aver chiesto una spiegazione del proprio gesto. Da tempo medici e infermieri chiedono per questo motivo maggiori tutele e più sicurezza nei luoghi di lavoro, onde evitare che fatti incresciosi come quello di ieri possano ripetersi e diventare anzi sempre più frequenti mettendo in pericolo l’incolumità dei nostri angeli in camice bianco. 

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Non penso che tutti i rapporti dei servizi segreti siano scottanti. Alcuni giorni apprendo di più dal New York Times (cit.). Se esiste il diritto di cronaca esisterà anche quello di raccontare, perché un buon giornalista non è quello che scrive, ma quello che parla tacendo.