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Task Force Pandora contro i PFAS in sostegno della Regione Veneto

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Nel corso dell’estate del 2013, a seguito di alcune ricerche sperimentali su potenziali inquinanti “emergenti” effettuate su incarico del Ministero dell’Ambiente, è stata segnalata la presenza in alcuni ambiti del territorio regionale di sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) in acque sotterranee, acque superficiali e acque potabili.

Dai dati a disposizione nell’agosto 2013 l’area interessata dall’impatto comprendeva il territorio della bassa Valle dell’Agno (VI), alcuni ambiti delle province di Padova e Verona e una parte considerevole della rete idrografica (Poscola; Agno-Guà-Frassine; Togna-Fratta-Gorzone; Retrone; Bacchiglione; ecc).

Attraverso l’attivazione immediata di una Commissione Tecnica Regionale coordinata dall’ Area Sanità e Sociale costituita con la Sezione Regionale Tutela Ambiente e ARPAV, sono attivate una serie di azioni finalizzate alla tutela prioritaria della salute pubblica. [1]

Alla Task Force Pandora è stato proposto di analizzare la questione come Comunità scientifica indipendente e di dare un giudizio/indirizzo su questa spinosa questione. Parliamo nello specifico dell’attivazione delle misure regionali per l’abbattimento degli inquinanti PFAS. Anche in questo caso, pare ci sia molta disinformazione a riguardo. Sappiamo bene, noi abitanti della Terra dei Fuochi, in quale modo la disinformazione può essere usata per manipolare le opinioni. Solo una valutazione precisa e dettagliata, senza pressioni esterne populiste, può rendere beneficio ad interventi mirati e risolutivi.

Ricordiamo che la Task Force e’ un gruppo di tecnici e scienziati appartenenti a vari campi di indagine tecnico-scientifica che interagiscono e collaborano tra loro, volontariamente e spontaneamente, fornendo ciascuno il proprio contributo al problema dell’inquinamento in Campania (e ad altre parti di Italia). In questi anni si è proposta come organo di riferimento per cittadini, politici e media, prestando la propria conoscenza all’attuazione di provvedimenti politico-organizzativi necessari e promuovendo la diffusione di notizie sulla base di dati certi e validati.[2]

Anche in questo caso siamo di fronte a continui attacchi di associazioni presunte ambientaliste che non si affidano a gente competente, ma a qualsivoglia improvvisato esperto che usa l’allarmismo quale utilissimo strumento di paura e di visibilità. A differenza della Regione Campania nell’affrontare il fenomeno dei roghi di rifiuti, l’iter seguito dalla Regione Veneto sembra sia stato, sia sotto il profilo tecnico che amministrativo, corretto, rapido, incisivo ed efficace. Lo scopo è continuare a gestire e ridurre l’impatto di questa questione nei modi tecnico-amministrativi corretti.

La notizia della contaminazione è giunta nel maggio 2013 con una nota del Ministero dell’Ambiente che avvisava dei risultati di una ricerca del CNR-IRSA che aveva riscontrato sostanze PFAS nell’acqua potabile di una zona fra le Province di Vicenza, Verona e Padova. Da subito è stata chiesta ai gestori degli acquedotti di mettere in opera filtri a carboni attivi, costosi ma efficaci. Ciò ha consentito di mettere in sicurezza l’acqua potabile erogata dal servizio pubblico e solo successivamente il Ministero della Salute ha dato indicazione sui livelli di performance da rispettare, sulla base di un parere dell’Istituto Superiore di Sanità.

E’ stato messo in piedi un colossale intervento di monitoraggio e screening sanitario, coordinato con ISS e OMS, che ha riguardato nella prima fase oltre 130.000 persone.

Possiamo anche noi condividere che la Regione Veneto ha agito per tempo, appena avvisati. Oltretutto allora si era senza alcun limite di riferimento ambientale per i PFAS, sia per matrice idrica che suolo ed aria. Erano stati emanati soli gli obiettivi di performance per acque potabili da parte di ISS.

Aggiungiamo anche che si sono costituiti parte civile contro la società inquinatrice. Dalle ultime indagini dei CC. sotto il sito della MITENI sono stati sepolti dei rifiuti contenenti PFAS in tempi remoti e pare che i proprietari attuali oltre che i precedenti fossero a conoscenza del sedime. In sostanza ogni volta che la falda si alza, i rifiuti sepolti fanno l’effetto di una bustina di the, che continua ad inquinare la falda. La prescrizione in questo tipo di reato è di 15 anni e quindi la Regione Veneto si rivale, oltre che sugli attuali proprietari, anche sui precedenti (Mitsubishi corporation).

Nel frattempo e’ stato creato un coordinamento tra Regione Provincia e Comune sotto il controllo dei carabinieri e tale coordinamento ha già diffidato la MITENI imponendogli caratterizzazione e bonifica immediata con carotaggi in tutta l’area a maglie 10x10m. Sul sito della Task Force Pandora è stata pubblicata una relazione dettagliata sullo stato dell’arte comprendente anche gli studi epidemiologici revisionati dalla Dr. Sandra Monfardini ed i termini della discussione tra la Dr. Isabella Monfroni, consulente ambientale certificato di livello europeo, membro della commissione di saggi nominata dal Tavolo congiunto Camera/Senato per la riscrittura della normativa sulle bonifiche di siti contaminati (titolo V della parte IV del d.lgs. 152/2006 e smi),ed i consulenti dell’Assessore all’ambiente Ing. Gianpaolo Bottacin.

Senza entrare nei dettagli, abbiamo ritenuto le contestazioni da parte dei comitati molto contraddittorie e risiedono:

• nell ’ammontare della spesa per il costo dei filtri, che finiscono inevitabilmente caricate sulle bollette dei cittadini. Vorrebbero infatti che fosse la Ditta a pagare e a risarcire i danni.
• nel cambiamento di approvvigionamento delle fonti. La Regione Veneto, pur non avendo alcuna competenza sugli acquedotti ha già realizzato nuovi pozzi di Carmignano (osteggiati da PD e ambientalisti) I lavori sono iniziati più di un anno fa.  Proseguiranno quelli per connettere Carmignano ad Almisano.
• nella denuncia di prevalenza di tumori, linfomi e disturbi tiroidei.

Eppure a parte il gran vociare, è notizia di qualche giorno fa (22 luglio 2017) che la causa intentata per chiedere mezzo milione di euro di risarcimento danni e’ stata ritirata. L’associazione Terre dei PFAS aveva chiesto un risarcimento alla multinazionale chimica Miteni, e alla Regione Veneto per l’omessa vigilanza. Il legale aveva già firmato l’atto di citazione ma quando agli associati, circa un centinaio, è stato fatto presente che per il procedimento occorreva sborsare 1.280 euro – che divisi per tutti si riducevano a meno di 15 a testa – la maggioranza ha fatto marcia indietro. (Fonte Il Mattino di Padova).

In ultimo ci si chiede come mai il Governo non si è costituito parte civile e non ha ancora mantenuto la promessa di 80 milioni di euro per i nuovi acquedotti nonostante ci sia un progetto.

(La documentazione sara’ disponibile anche sul sito della Task Force Pandora) Paola Dama, PhD University of Chicago Fondatrice della Task Force Pandora

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