Il nostro territorio è ricco di talenti ed eccellenze in molti campi, ed è quasi scontato citare quello musicale, volendo considerare semplicemente la ricchezza culturale e la straordinaria storia che la canzone napoletana può vantare, apprezzata in ogni angolo del mondo; troppo spesso, però, ce ne dimentichiamo e rincorriamo mode e stili di facile consumo, assolutamente privi dell’appeal e della classe di tanti musicisti nostrani.

E’ il caso di Maria Giovanna Siciliano Iengo, musicista raffinata e virtuosa interprete della chitarra classica.

Artista poliedrica, M.G. Siciliano vanta riconoscimenti e successi in tutto il mondo; ha partecipato a prestigiosi festival, ha collaborato e suonato con artisti di fama internazionale, anche provenienti da esperienze diverse: da Steve Hackett dei Genesis a Frank Gamble della Chick Corea Electric Band.

Ho avuto modo di ascoltare recentemente Tango Tales, un album nato dalla collaborazione con Mauro Caturano, altro importante artista di caratura internazionale e profondo conoscitore del clarinetto.

L’idea di base era originale quanto ambiziosa: suonare le musiche di Astor Piazzolla ma rivisitando tutto l’impianto musicale del maestro argentino ed adattandolo a due soli strumenti, appunto chitarra e clarinetto.

Di primo acchito pareva impossibile, poiché, come ricorda la stessa M.G. Siciliano, la musica di Piazzolla, pur avendo una forte ed innegabile radice popolare, è strutturata tecnicamente da un “severo ed impeccabile impianto formale”.

In parole povere, prendendo spunto dal tango ma crescendo in modo sincretico con il jazz e la musica contemporanea, il lavoro di Piazzolla si regge su alcuni strumenti tipici come l’organo Hammond, il basso e la chitarra elettrici e, ovviamente, il bandoneón, la tipica fisarmonica.

Come si può pensare di rendere tutte queste armonie ed atmosfere, i volteggi e le parabole musicali attraverso due soli strumenti?

Ebbene, ascoltando Tango Tales la risposta arriva d’istinto, in modo quasi naturale come se non vi fosse stato mai altro modo di suonare le opere di Piazzolla.

All’inizio si è spiazzati da quanto la commistione tra chitarra e clarinetto possano tradurre in note le emozioni del tango, ma subito dopo non si può fare a meno di immaginare quanto lavoro abbia richiesto un simile progetto. Le atmosfere sono quelle tipiche dell’Argentina: dagli spazi sterminati della Pampa agli angusti e fumosi bar e bordelli della periferia di Buenos Aires, dove la musica dipinge melodie persino lì nei barrios, mischiando la poesia ai piaceri terreni.

E proprio come due ballerini che si avvolgono e si rincorrono sulle note di un tango, i due strumenti si alternano, si sovrappongono e poi di nuovo si allontanano, lasciando all’ascoltatore tutte le emozioni che ci si aspetterebbe ascoltando Libertango oppure Oblivion.

Pur ammettendo che si tratta, in un certo senso, di un’opera di nicchia, l’estrazione popolare della musica di Piazzolla la rende fruibile a molti, e l’ascolto di questo lavoro risulta adatto anche a chi generalmente non segue questo tipo di produzione.

In conclusione, anche se occorrerebbe esplorare tante altre sfaccettature ed affrontare molti argomenti diversi per allargare il discorso in modo olistico alla musica contemporanea, possiamo parlare di esperimento riuscito in pieno e ci auguriamo che in tanti decidano di riscoprire talenti simili che, oltre a dar lustro al nostro territorio, possono essere considerati come uno degli ultimi baluardi contro l’imperante massificazione e banalizzazione della musica di oggi.

 

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