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Storie della pandemia

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CONTINUA IL TOUR DI INTERVISTE AI PIÙ LESI DALLA PANDEMIA.
PASQUALE BARRETTA: ’LA MIA PASSIONE MI HA DATO LA FORZA DI RESISTERE.’
Fin dall’alba dei tempi, o quantomeno della sua creazione, la pizza è oggetto del desiderio di intere generazioni, basti pensare che l’icona napoletana Pino Daniele in una sua canzone famosissima scriveva: ‘Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa, vedrai che il mondo poi ti sorriderà.’ Nonostante il lustro che la tradizione, da sempre gli ha concesso, anche il mondo della pizza e, in generale quello legato alla gastronomia, è stato colpito nel suo cuore dalle conseguenze della pandemia. Gli effetti li abbiamo visti, li abbiamo vissuti in prima persona: per quasi un anno, neppur un solo trancio di pizza abbiamo potuto gustare.
Ci siamo voluti mettere nei panni, anche solo per qualche istante, dei ristoratori che in prima linea sono stati, per utilizzare un termine bellico, ‘abbattuti’ dal virus. Abbiamo intervistato il titolare di un’impresa diventata un vero e proprio punto di riferimento per le nuove generazioni, e non solo, parliamo di Pasquale Barretta, detto ‘Lino’ e, del suo ristorante, che si trova in Via Guglielmo Marconi, nell’ex storica sede de ‘Il parco dei fiori’.

Quanto è stato difficile resistere alla pandemia, ancora in corso?
‘Difficile e, per me lo è stato ancor di più avendo aperto la mia attività solo 5 mesi prima dell’inizio del covid e, avendo fatto un investimento molto importante ed avendo utilizzato tutte le mie risorse ottenute e, aggiungerei sudate in circa 40 anni di lavoro. Avendo un carattere forte, ce l’ho messa tutta, ho cercato di resistere e ce l’ho fatta.

’ Secondo un suo personale punto di vista, sono bastati i ristori emessi dai due governi (prima Conte II, poi Draghi ndr)?
‘Purtroppo, io ho usufruito ben poco dei ristori, perché, avendo aperto la mia attività solo 5 mesi prima del covid, non sono riuscito ad avere un grande fatturato e di conseguenza gli aiuti statali sono stati insufficienti! Solo grazie all’ausilio dei proprietari della struttura, i quali mi sono venuti incontro con l’affitto, ma soprattutto grazie alle risorse ottenute da un’altra mia attività (pizzeria e trattoria ndr) e alla forte temperanza che mi contraddistingue, sono riuscito a resistere. In ogni caso, lo Stato mi ha dato poco, anzi, pochissimo!’

Come ha riprogettato la struttura, dovendo seguire e rispettare rigorosamente le misure di distanziamento? ‘Tra i punti di forza del mio locale, vi è proprio quello di essere totalmente all’aperto. Disponendo di 700 m², 100 di questi dedicati al parcheggio, ho utilizzando i restanti 600 mediante una struttura dehor che mi consentisse, una volta aperte le tende laterali e superiori della mia sala, di mantenere 1 solo metro di distanziamento tra i tavoli (a differenza dei 2 al chiuso ndr).’

Da ristoratore, anzi, da cittadino onesto che paga le tasse e che ha avuto il coraggio di gestire e di mettere su un’impresa, quali suggerimenti darebbe alle istituzioni affinché vi si venga creato terreno fertile attorno alle vostre imprese?
‘Lo Stato dovrebbe essere molto più vicino a chi, come me, ha deciso di investire il proprio capitale. All’attività di ristoro, dovrebbe essere conferita più importanza, essendo all’interno della società di elevata importanza. Il punto di ristoro infatti, è tempo e luogo di convivialità, nel quale si condividono piaceri nel gustare del buon cibo e soprattutto nel quale i problemi della routine, vengono messi da parte, per dedicarsi al cosiddetto ‘symposium’. La mia attività, essendo una location davvero riservata, riesce a conferire ai nostri clienti l’aria di un ‘locus amoenus e per me questa è una grande vittoria. Dunque, lo Stato dovrebbe davvero aiutare economicamente chi ha idee, chi vuol mettere su impresa.’​

Lino, passiamo all’ultima domanda: tra tradizione e restyling, ci descriva la sua pizza.
‘Partirei così. Ritengo che gli alimenti e, quindi anche la pizza vadano rigorosamente studiati. Io ho studiato nel dettaglio anche il chicco di grano per cercar di capire, da un punto di vista chimico, quali reazioni lo coinvolgessero. Definirei la mia pizza, ma in generale la mia cucina, contemporanea, classica e tradizionale. Non voglio essere banale nell’affermare di utilizzare i migliori prodotti, ma mi sento di dire, che la nostra attività, prima di presentare le portate ai nostri clienti, studia nel minimo dettaglio gli alimenti e le tecniche di cucina.’