DI KATIA DE ROSA.Diversi anni fa rimasi molto colpita da un fatto molto grave che mi accadde nel corso della mia attività di avvocato.

Nientedimeno che un’assistente sociale di cui non faccio il nome e neppure la provenienza dell’ufficio, ebbe l’ardire e l’incauta iniziativa di rilasciare un’autorizzazione (priva di alcun valore), con cui lasciava libero un padre di trattenere presso di sé i figli che erano affidati alla madre con provvedimento del Tribunale.

In sintesi la signora in questione, in un impeto di onnipotenza, pensò bene di contravvenire ad un ordine del giudice o meglio del Tribunale e solo dietro richiesta del genitore non affidatario, lo autorizzò a “strappare” letteralmente i ragazzi alla madre che per lungo tempo rimase deprivata della possibilità di vederli e di sentirli, rimanendo in uno stato di scoramento e disorientamento totale.

Andò a finire che un’attenta e solerte Giudice del Tribunale per i Minorenni, appena chiamata a occuparsi del caso, ristabilì le sorti della situazione ed ammonì l’assistente sociale che aveva intrapreso l’incauta e azzardata iniziativa.

Fatti come questo non fanno onore all’organizzazione della vita pubblica, anzi ci rendono incerti, sfiduciati e parte di un sistema in cui abbiamo paura che possa capitarci “qualunque cosa”.

La paura ha quindi colpito il disperato papà marocchino protagonista della tragedia della disperazione di questi giorni, un papà di 4 figlie tutte piccole, tutte nella sua responsabilità che, da ciò che si è appreso dai media, le aveva molto a cuore e faceva quello che poteva per sottrarle al destino a lui avverso, a cominciare dalla mancanza del lavoro, dalla mancanza in casa della madre (ammalata e ricoverata da diversi mesi in una struttura), alla mancanza di mezzi di sussistenza idonei a sopravvivere in questa società.

Si era rivolto a tutti: aveva chiesto aiuto e pure lo aveva ricevuto tant’è che dove abitavano, il loro caso era noto, pare ci sia stata la solidarietà dei concittadini, dei vicini e delle stesse istituzioni locali. Eppure c’era qualcos’altro che aveva spinto quest’uomo nella più totale disperazione ed era lo spettro di perdere le sue figlie, temeva che qualcuno potesse decidere di sottrargliele.

Così questa enorme paura questa odiosa angoscia, associata alla carenza di mezzi e alle enormi difficoltà di accudimento e sostentamento di quattro figli, deve aver costituito il motivo scatenante del gesto che pare abbia compiuto: decidere la sua fine e quella delle sue figlie! Non sappiamo se questa sia la versione reale dei fatti.

Sul caso lavorano come è giusto che sia, gli inquirenti, la procura e le forze dell’ordine. Ma l’occasione di questo terribile e pietoso fatto di cronaca offre spunto alla riflessione. Viviamo in una società “civile” che trabocca di leggi, manuali di diritto, teorie degli studiosi e degli addetti ai lavori in tutti i settori della vita sociale.

Abbiamo una Costituzione bella, garantista, sociale e liberale: insomma sulla carta non ci manca niente. Ci manca molto sul piano della fiducia, della rassicurazione che ci deve venire da chi opera a salvaguardia dei nostri diritti.

 

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