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Stop a mascherine e Green Pass. La pandemia entra in una nuova fase

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Dopo più di due anni dall’introduzione della norma, da questa mattina non sarà più obbligatorio indossare la mascherina nei luoghi chiusi. Un allentamento delle misure che mette fine, almeno temporaneamente, a quella che forse è stata più di tutte l’imposizione più significativa di questo biennio pandemico. La circolare di qualche giorno fa del ministero della Salute, firmata dal capo del dicastero Roberto Speranza, chiarisce che d’ora in avanti, fino ovviamente a nuove disposizioni, non sarà più nevessaria più la mascherina per accedere in ristoranti, tavole calde, palestre, piscine, stadi e Chiese, benché la CEI abbia raccomandato ai fedeli di continuare a utilizzare e la mascherina per evitare la diffusione del virus.

Una data spartiacque che segna dunque il passaggio a quella che sarà a tutti gli effetti il periodo della convivenza con il Covid, a un passo dal diventare endemia e che, grazie all’apporto dei vaccini, è un nemico che fa molta meno paura di due anni fa, quando l’arrivo del misterioso virus proveniente dalla Cina seminava il terrore in Italia e in Europa. La pandemia non è comunque finita, visto che alcune restrizioni rimarranno in vigore fino al 15 giugno. Resterà dunque, come già detto, l’obbligo di indossare la mascherina sui mezzi pubblici, negli ospedali, nei palazzetti, nei teatri e all’interno dei cinema, dove per accedere continuerà a essere tassativo l’utilizzo della mascherina. Scade oggi altresì l’obbligo di Green Pass per accedere ad attività ed eventi mentre continuerà a essere indispensabile per l’ingresso nelle case di cura e per accedere ai mezzi di trasporto come traghetti e treni ad alta velocità, nei quali sarà interdetto l’accesso a tutti coloro che saremmo ritrovati sprovvisti del certificato verde. C’è fermento tra gli esperti per capire in che modo il virus risponderà a questa nuova situazione, che vedrà cadere per la prima volta dal febbraio 2020 molte delle limitazioni che hanno accompagnato la vita degli italiani in questi ultimi due anni.

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Non penso che tutti i rapporti dei servizi segreti siano scottanti. Alcuni giorni apprendo di più dal New York Times (cit.). Se esiste il diritto di cronaca esisterà anche quello di raccontare, perché un buon giornalista non è quello che scrive, ma quello che parla tacendo.