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Stati Uniti. Impietose ore di agonia di un condannato a morte.

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Joseph Rudolph WoodSpettacolo agghiacciante nel carcere di Phoenix, in Arizona. Joseph Wood, 55 anni, condannato a morte nel 1989 per il duplice omicidio della sua ragazza e del padre di lei, è stato legato alla brandina nella stanza della morte alle 13,52 di ieri (ora locale), ma il suo cuore ha smesso di battere solo alle 15,49. L’avvocato difensore, Dale Baich, ha testimoniato: “L’uomo ha impiegato circa un’ora e 40 minuti ansimando, boccheggiando e lottando per respirare”. Inutile è stato l’ appello d’emergenza dei suoi legali. La governatrice dell’Arizona, Jan Brewer, ha ordinato alla Direzione statale dei Servizi Penitenziari un’inchiesta approfondita, difendendo, tuttavia, l’operato dei funzionari che hanno seguito l’esecuzione di Wood, a suo dire perfettamente “legale”. Un calvario crudele e mai vistosi prima, quello di Wood. Da tempo, sferzanti polemiche si sono sollevate negli Stati Uniti riguardo ai farmaci usati negli ultimi casi di esecuzioni mortali andate male. Il mix utilizzato per giustiziare il condannato, a base di midazolam e idromorfone, era, infatti, sperimentale, essendo stato impiegato in precedenza un’unica volta, in Ohio, nel gennaio scorso. Ed, anche in quel caso, erano occorsi al condannato tredici minuti per spirare. Gli Stati Uniti non vogliono rivelare i dettagli sui medicinali usati nelle iniezioni. Sempre più difficile è, per le prigioni americane, procurarsi farmaci per le esecuzioni, in particolare a causa dell’ embargo delle case farmaceutiche europee. Per questo, le amministrazioni penitenziarie americane stanno sperimentando nuovi cocktail letali. Atroce dramma quello della pena di morte, scempio troppo attuale e diffuso. I dati al riguardo sono allarmanti: 155 i Paesi che hanno disposto per legge o in pratica di abolire la pena di morte, 58 quelli dove le condanne sono eseguite regolarmente. Cina, Iran e Arabia Saudita sono definiti Stati-boia per il numero delle esecuzioni. In Italia è dal 1948 che la pena è stata definitivamente abolita. Più recente, invece, l’ abolizione in Francia, 1981, e nel Regno Unito, 1998. Nel 2007 l’Onu ha approvato la moratoria universale contro la pena di morte, presentata da Nuova Zelanda e Brasile. La Bielorussia è l’unico paese europeo a conservare tale pratica tribale. “L’Unione Europea considera la pena di morte come una condanna crudele e inumana rappresentando un’inaccettabile negazione della dignità e integrità umana e condanna fermamente tale esecuzione, esortando la Bielorussia ad aderire alla moratoria internazionale sulla pena di morte”, afferma la Commissione Europea. Negli Stati Uniti la pena di morte è applicata come condanna dal sistema giuridico, ma alcuni stati non la prevedono, tra questi, Alaska, Hawaii, Nuovo Messico. Lo Stato con il più alto numero di esecuzioni è, attualmente, il Texas. Secondo Amnesty International, migliaia, in tutto il mondo, sono i prigionieri uccisi nella totale indifferenza delle coscienze.

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Giovane redattrice e membro della Croce Rossa Italiana. Appassionata di lettura, teatro e jazz, nel corso dei miei studi universitari alla Facoltà di Giurisprudenza ho, altresì, maturato uno specifico interesse per il tema dei diritti umani. Scrivo con lo sguardo rivolto, sempre, allo scenario internazionale. Legata alla figura autorevole di Oriana Fallaci, sprone ed esempio di coraggio, ho abbracciato un suo pensiero: “Se sono brava non lo so, lavoro duro, lavoro bene. Ho dignità. Ho una vita per dimostrarlo”.