Home Eventi A spasso per Villa Cimbrone, il gioiello di Ravello

A spasso per Villa Cimbrone, il gioiello di Ravello

265
0

DSC_3245Se volete “connettervi” con l’infinito, farvi avvolgervi tra colori e profumi, o semplicemente desiderate sognare, allora Villa Cimbrone diventa il luogo ideale. A strapiombo sulla costa , questo parco secolare di circa 6 ettari, con la sua villa, è il fiore all’occhiello del borgo di Ravello, perla della costiera amalfitana. Il termine “Cimbrone”, deriva dal latino “cimbronium”, ossia vasto promontorio  coltivabile. Già in epoca tardo-romana venivano ricavati da questo terreno legnami pregiati per uso navale e sorgeva una villa, che nei secoli è diventata ampio casale e proprietà della famiglia nobile Acconciajoco, e poi successivamente dei Fusco e degli Amici. Il possesso di questi terreni rappresentava infatti una gran fortuna per la posizione strategica di controllo della costa. Verso la fine dell’Ottocento versava in un penoso abbandono e sarà solo grazie a un colto viaggiatore inglese, Ernest William Beckett, giunto a Ravello per curarsi da una grave depressione dovuta alla morte della giovane moglie, che il parco e la villa ritornarono a risplendere. Beckett, come tanti intellettuali dell’epoca era mosso dalla moda del Gran Tour, e quindi dalla riscoperta delle antichità classiche e del mondo mediterraneo. Così decise nel 1904 di acquistare il podere e di trasformarlo nel “luogo più bello del mondo”. Dal connubio tra l’ispirazione del mondo antico e l’architettura da paesaggio all’inglese, è sorto un parco, oggi apprezzato da tutti, e tra i più importanti esempi della cultura romantica nell’area mediterranea. Si possono trovare statue ispirate alla cultura greco-romana, tempietti dedicati a divinità pagane, la zona del tea room, viali di ortensie e di rose, ma tra tutti spicca “il terrazzo dell’infinito”, dove è possibile cogliere la magnificenza della costiera amalfitana e scorgere in lontananza la costa cilentana. Nessun aggettivo o parola, può descrivere la pace dei sensi che raggiunge anche l’anima più inquieta di fronte a cotanto splendore.