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Società civile e istituzioni scendono in campo per combattere la violenza sugli operatori sanitari

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La minaccia della violenza – ha affermato il Capo dello Stato – non è stata cancellata nella nostra comunità. Siamo tutti testimoni di come possa assumere forme e modalità nuove, nel perseguimento di uno stesso obiettivo: colpire la dignità delle persone e il loro libero arbitrio’. Queste nuove forme di violenza, aggiungiamo, sembrano mirare a erodere sin dalle fondamenta le nostre istituzioni, siano esse personificate dai loro stessi rappresentanti, sia da insegnanti, giornalisti, sia, come quotidianamente purtroppo noi stessi testimoniamo, da medici, infermieri, altri operatori sanitari.
Questo il commento di Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri  nell’apprendere   la notizia di una nuova aggressione a Napoli, dove, secondo l’Associazione ‘Nessuno tocchi Ippocrate’, un gruppo di giovani avrebbe ‘sequestrato’ un’ambulanza per dirottarla sul luogo di un incidente, mentre l’equipaggio di una delle altre due ambulanze già inviate sul luogo veniva ‘letteralmente assaltato dagli astanti’ .

 Anche Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, solidarizza con   tutti i presidenti d’Ordine che   puntualmente hanno denunciato queste e altre situazioni che mettono a rischio la salute dei cittadini, anche se talvolta le loro denunce, sono diventate pretesto per sterili polemiche di bassa politica. Noi non vogliamo fare bassa politica, aggiunge Scotti, ma vogliamo solo onorare il nostro compito di tutelare il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, secondo l’Articolo 32 della Costituzione.

Da tale premessa scaturisce la certezza, secondo le Federazioni Nazionali dei vari Ordini professionali in campo sanitario e le Associazioni di Categoria, che solo attraverso la reale conoscenza della dimensione del fenomeno violenza ed aggressioni in sanità è possibile elaborare interventi preventivi e programmatori per limitarne l’espansione puntando alla completa eliminazione.

A tal fine è utile tener presente i questionari predisposti per monitorare, e percepire proprio il rischio aggressioni e violenze nel mondo della sanità pubblica.

Il primo questionario, è stato istituito dal Ministero della Salute all’inizio di aprile scorso. Con questo documento viene richiesto dal Ministero alle 21 Regioni il rispetto dell’applicazione della legge sulla sicurezza e salute sul lavoro, la 81 del 2008, dal momento che l’aggressione sanitaria è un vero e proprio rischio sul lavoro che va oppurtunamente valutato e, ove possibile, eliminato, o in caso di impossibilità, minimizzato, attivando adeguati mezzi di prevenzione e protezione per i prestatori d’opera.

Il secondo questionario, è quello promosso da Federsanità Anci finalizzato a rilevare nelle Asl e nelle Aziende Ospedaliere lo stato di attuazione della Raccomandazione del Ministero della Salute n.8 del novembre 2007 per prevenire atti di violenza a danno degli operatori sanitari e sulle soluzioni innovative adottate. Si tratta di una scheda destinata ai Direttori Generali e ai RSPP, dove, attraverso 20 domande viene richiesto, tra l’altro, l’adozione di misure e sistemi di security che identifica tematiche concernenti la tutela personale e dei beni aziendali dall’attacco di terzi.
L’ obiettivo è quello di selezionare quanto di buono è stato già realizzato in alcune aziende sanitarie, come programmi antiaggressione già operativi, accordi con le forze dell’ordine già sottoscritti, sistemi di allarme o vigilanza già in uso e diffonderli a chi ha in corso ancora analisi e progettazione.

Il terzo questionario riguarda chi lavora nel sevizio Sanitario (medici, infermieri, ostetriche, eccetera) ed è stato elaborato da uno specifico gruppo di lavoro di Fnomceo con l’adesione della Federazione Ipasvi e delle Ostetriche. In esso viene richiesto, utilizzando il sistema dell’anonimato, la descrizione delle aggressioni verbali o fisiche, anche in maniera dettagliata, l’eventuale fabbisogno di procedure o regolamenti, la percezione della sicurezza dal punto di vista dei dipendenti, la valutazione con specifiche domande, del burnout, la partecipazione o meno alla gestione della prevenzione in veste di rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS).

In questo modo viene il quadro di tutti gli attori coinvolti  – dalle Istituzioni – Ministero, Regioni, ASL- ai Datori di Lavoro (Direttori Generali) agli operatori della Sanità.

In ultimo è stata lanciata una sottoscrizione per una proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento di pubblico ufficiale degli stessi operatori sanitari. E’ utile anche sottolineare che è in pieno svolgimento il progetto “Comunicare sicurezza nelle Aziende Sanitarie e Ospedaliere” curato da Federsanità Anci, Inail, Euoromedia e Anmi.

Le azioni previste dal progetto, avranno la finalità di trasmettere e rafforzare la cultura della sicurezza, rendendo il Rls “incubatore” e “diffusore” di informazioni teoriche e pratiche indispensabili per dare la giusta spinta per una concreta  prevenzione delle aggressioni in sanità.

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Sono laureata in sociologia e scienze religiose. Sposata con Rino ho due figlie, Marianita psicologa e attrice, Anna universitaria, poi ci sono in famiglia anche Brando e Luki due cani che ormai sono considerati a tutti gli effetti componenti del nostro nucleo familiare ed una coppia di merli che da anni occupano abusivamente il mio giardino. Sono la responsabile URP del D. S.43 di Casoria. Oltre al lavoro e alla famiglia a cui dedico la maggior parte del mio tempo, faccio volontariato nel doposcuola parrocchiale. Amo leggere fin da quando ero bambina, la mia autrice preferita è Elsa Morante, ma anche Umberto Eco non mi è indifferente. Non vorrei però tralasciare Manzoni, di cui fin dalle scuole medie sono stata fans appassionata, anche negli anni caldi della contestazione, in cui veniva considerato antiquato e superato da tutti i miei amici. Tra i poeti ,preferisco Eugenio Montale ed Orazio. Questa in breve sono io.