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Semestre europeo, Renzi: “nostra eredità è la crescita”. Ma il bilancio non è positivo

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renzi-al-vertice-ue-di-milano-598394_tnIl prossimo 31 dicembre si concluderà il semestre europeo di presidenza italiana del Consiglio Ue ed è già tempo di bilancio. Il premier Renzi puntava molto su quest’opportunità per raggiungere una maggiore flessibilità sulle politiche fiscali ed economiche decise a Bruxelles. A quanto pare la flessibilità è l’unico obiettivo – certo non poco importante – raggiunto da Renzi. Le politiche di austerity, infatti, a partire dallo scorso luglio sono state allentate per puntare alla crescita economica. A riprova di ciò è sufficiente riportare la decisione della nuova Commissione europea di posticipare a marzo 2015 la valutazione delle leggi di stabilità dei Paesi in difficoltà come Italia, Francia e Belgio. Tuttavia, Renzi aveva avanzato anche una richiesta fondamentale a Bruxelles, quella di scorporare i finanziamenti per gli investimenti a livello nazionale dal conteggio del deficit ma da mesi non se ne parla più.Ciononostante, molti esponenti del governo italiano vedono un bilancio tutt’altro che negativo, frutto appunto dell’essere riusciti a far risaltare le parole crescita e occupazione sin dai primi giorni di lavoro del semestre. Per molti sono stati fatti pochi passi ma incisivi. Passi che vanno nella direzione giusta e che guardano alla qualità e non alla quantità. Ma le parole non bastano, se non ad attirare l’attenzione degli elettori. Probabilmente la poca incisività della presidenza italiana è data anche dall’essersi trovata nel bel mezzo del rinnovo delle istituzioni europee. Ci chiediamo, però, che fine abbia fatto soprattutto la lotta alla disoccupazione, primo punto dichiarato nel programma della presidenza italiana. Non bastano le conferenze fatte soltanto di scambi di idee. La disoccupazione, purtroppo, è addirittura aumentata in Italia al 43,3% secondo gli ultimi dati pubblicali dall’Istat.Per quel che concerne il tema del clima e dell’ambiente, la presidenza italiana non ha fatto altro che proseguire il lavoro iniziato dalle presidenze precedenti con il duplice obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40% entro il 2030 e l’aumento del 27% delle energie rinnovabili, come definito nel pacchetto clima dello scorso 23 ottobre.Un accordo certamente fondamentale e storico è quello che riguarda gli organismi geneticamente modificati. Con la nuova direttiva europea, infatti, si concede ai singoli Stati membri la possibilità di scegliere se seguire la strada della coltivazione dei prodotti Ogm. C’è discordanza, invece, sui risultati raggiunti per l’immigrazione irregolare. Per molti esponenti italiani è già un buon risultato l’aver ottenuto una maggior partecipazione dell’Ue sul tema. Risultati concreti, tuttavia, non sono stati raggiunti. L’operazione Triton di Frontex –che ha l’obiettivo di controllare le frontiere nel mar Mediterraneo e che dallo scorso 1 novembre ha sostituito l’operazione “Mare nostrum” – doveva ridurre il lavoro delle autorità italiane alle frontiere ma ciò non si è avuto soprattutto per il minor sostegno economico, nonostante la richiesta di Renzi di una quota superiore da parte dell’Ue.Come non ricordare poi il fallimento della direttiva “Made in” ritenuta cruciale per tutta l’industria italiana che puntava all’obbligo per gli Stati di indicare l’origine dei prodotti.  Non c’è stata, difatti, l’approvazione in Consiglio per l’opposizione di Germania, Regno Unito e altri paesi del Nord-europa.Insomma, tira aria di delusione per quanto fatto dall’Italia, anche se nessuno all’inizio si era fatto illusioni sulla possibilità di cambiare l’Europa e il suo atteggiamento in soli sei mesi. Resta soprattutto un problema di fiducia dei cittadini verso le istituzioni europee. A chi importa aver agguantato la poltrona di Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, affidata infatti alla Mogherini? Fin quando non si migliorerà la situazione di milioni di famiglie che lottano per la sopravvivenza, tra disoccupazione e redditi troppo bassi, sarà davvero difficile rendere credibile il progetto europeo.

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Napoli, classe 1985. Dopo gli studi in Relazioni Internazionali presso l’Università di Napoli “L’Orientale”, si è laureato con il massimo dei voti e la lode in Scienze della Politica e del Governo all’Università degli Studi di Perugia, discutendo una tesi sperimentale dal titolo “Gruppi di interesse e lobbying. Come banche e assicurazioni influenzano il policy making in Italia”. Gli studi seguono la sua passione: la politica. Ha interesse per lobbying, public affairs, governance e democrazia partecipativa. Impegnato nel sociale e nell'associazionismo giovanile. Già Presidente dell’Associazione “La Tela Bianca”.