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Sei anni fa Napoli si svegliava più povera dopo la scomparsa di Pino Daniele

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Foto di Alessandro Pino

Sei anni fa, Napoli restava orfana di uno dei più grandi artisti che la città ha conosciuto. Un personaggio capace con la sua timidezza e la sua vitalità allo stesso tempo, di dare un senso alla napoletanità tante volte bistrattata, di rendere orgoglioso un popolo troppe volte sottomesso ad una vita grama e senza speranze. La città, il mondo della musica non solo partenopea ma a livello globale si ritrovarono impoverite di colpo. In meno di 60 anni, fu capace di lasciare un segno indelebile, un segno molto particolare che veniva evidenziato in tutte le sue canzoni, lasciando in eredità qualcosa di immenso e senza eguali. E’ inutile e ormai superfluo dire chi era Pino Daniele e cosa è stato per il mondo della musica, chitarrista eccelso, fine compositore che seppe fondere la tradizione partenopea con il blues, con le influenze mediterranee e con la sua mitica band ha fatto cantare e fa ancora cantare generazioni diverse. “Napule è” e “Terra mia”, sono l’apoteosi della sua napoletanità, un auto analisi della città, dello stato d’animo dei napoletani, di come la gente ci vede e di come noi affrontiamo la nostra presenza nel mondo. Pino Daniele uno scugnizzo, un Masaniello che è ancora presente in ognuno di noi che non verrà mai dimenticato e che ancora influenza la scena musicale dei nuovi artisti napoletani.