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Scoperto antico acquedotto romano al Rione Sanità. Leggi come visitarlo

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acquedotto1È sorprendente come la città di Napoli sia ancora una città in divenire, una bellezza da scoprire in cui pezzi di antichità si mostrano e ci danno l’occasione per ricordare i suoi antichi splendori. È il caso della scoperta di un tratto del celebre Acquedotto Augusteo risalente al I sec d.C. a Rione Sanità. Quest’opera dalle dimensioni monumentali, con uno sviluppo di circa 100 km, raccoglieva l’acqua della sorgente di Serino in territorio Irpino, terminando il suo percorso a Bacoli per riempire la più grande cisterna mai costruita dai romani, la Piscina Mirabilis, realizzata per approvvigionare la Marina Militare Romana del porto di Miseno. Il lungo percorso dell’Acquedotto permetteva il rifornimento idrico di alcune importanti città campane fra le quali Pompei, Ercolano, Nola e Atella. I resti facilmente visitabili di un breve tratto dell’infrastruttura idrica è quello che i napoletani hanno chiamato Ponti Rossi, un sistema di arcate realizzate in epoca claudia in tufo e laterizi rossi che fu integrato nel più complesso progetto augusteo.  Già alcuni studi realizzati tra il ‘600 e ‘800 avevano segnalato l’attraversamento dell’Acquedotto nella zona dei Vergini, uno dei borghi di rione Sanità, tuttavia mancavano testimonianze concrete che ne potessero confermare la veridicità. Nel 2011 durante un sopralluogo dei piani cantinati di Palazzo Peschici-Maresca in via Arena, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, fu rilevata la presenza di opere di valore storico che sembravano appartenere proprio all’opera augustea. Lo stato dei luoghi rendeva difficile il rilievo di tali resti, infatti fu dapprima utilizzato come rifugio anti-aereo durante il secondo conflitto mondiale, e poi come deposito per materiale di scarto per tutto il ‘900.Grazie all’impegno sinergico delle associazioni “Vergini Sanità”, “Celanapoli” e “Riformisti del Mezzogiorno” uniti dal progetto integrato “Oltre le Mura”, i luoghi sono stati in parte liberati portando alla luce due serie di archi e piloni ben conservati. Dopo circa quattro anni dalla scoperta, gli studiosi coinvolti hanno definitivamente confermato l’appartenenza di questi resti all’antico Acquedotto Augusteo regalando così alla città di Napoli un nuovo gioiello di Archeologia di cui vantarsi. Da circa un mese è consentito anche l’accesso al pubblico grazie a visite guidate organizzate dalle suddette organizzazioni. Per info e aggiornamenti vi invito a visitare le pagine Facebook delle suddette organizzazioni.