Si è tenuto ad inizio settimana presso l’aula consiliare del comune di Casoria la presentazione, seguita da un’interessante quanto inquietante dibattito, del libro denuncia del giornalista ed autore Marco Esposito: “La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale”. Un desolante susseguirsi d’interventi dei Sindaci convenuti che ha dato la misura di quanto devastante sia stata la gestione dei fondi da trasferire al Sud. Una serie di strataggemmi e raggiri della legge operata con dolo e coscienza al solo scopo di affossare chi già soffre da anni a vantaggio delle regioni più ricche.

Presenti in aula oltre allo stesso autore ed al Sindaco di Casoria Raffaele Bene, il sindaco di Afragola Claudio Grillo,il Sindaco di Cardito Giuseppe Cirillo ed il Sindaco di Crispano Michele Emiliano, l’Assessore alle politiche sociali di Casoria dott.ssa Esposito Ornella ed il Consigliere del Comune di Casoria Iavarone Salvatore.

Per quindici decenni si è discusso della Questione Meridionale. Ma con il federalismo fiscale il quadro è cambiato. Lo Stato ha misurato, Comune per Comune, fabbisogni, costi e servizi con l’obiettivo di attribuire a ciascun territorio le risorse corrette. I conteggi hanno dato un risultato inatteso: si pensava di far emergere la cattiva spesa del Sud e ci si è trovati davanti al dettaglio del profondo divario tra le Due Italie. I drammatici effetti per le regioni meridionali della mancata attuazione della legge del federalismo firmata nel 2009 dal leghista Roberto Calderoli.

L’uguaglianza sembrava avere un costo miliardario e così si è imboccata la scorciatoia di piegare le regole in modo da attribuire al Sud meno diritti e meno soldi. Lo Stato invece di costruire gli asili nido o i binari dove mancano ha stabilito che, nei territori di tipo “B”, il fabbisogno è zero. Ha dimezzato la perequazione dove la Costituzione garantiva che fosse “integrale”. Si è aperta la strada al federalismo differenziato, con maggiori autonomie, risorse e diritti nelle Regioni ricche.

Sulla carta, tale legge si presentava con un obiettivo preciso: attuare sul territorio italiano un federalismo che sia al tempo stesso efficiente e solidale, come sancito dalla Costituzione. La virtuosità della legge sarebbe dovuta essere garantita da un principio fondamentale, il superamento del criterio della spesa storica, che funzionava pressappoco così: “tanto spendi tanto ti viene riconosciuto dallo Stato”.
Per garantire tale superamento, lo Stato avrebbe dovuto stabilire e assicurare  i “livelli essenziali delle prestazioni”, i servizi essenziali ai quali hanno diritto i cittadini su tutto il territorio italiano. A tal fine, si decide di calcolare il costo corretto di questi servizi, il cosiddetto “fabbisogno standard”, che dovrebbe essere finanziato integralmente.

Ma i LEP non sono mai stati attuati, allo stesso modo del Fondo di Solidarietà, che avrebbe dovuto aiutare i comuni in difficoltà.

Un approfondimento sul tema è stato fatto in una recente puntata di Report nella quale prendendo in esame due comuni italiani con lo stesso numero di abitanti: Reggio Emilia e Reggio Calabria si scoprono dati sorprendenti. Reggio Emilia ha 171 mila abitanti contro i 180 mila di Reggio Calabria, eppure, la prima spende 28 milioni in istruzione, mentre la seconda solo 9. E ancora: 21 sono i milioni spesi in cultura da Reggio Emilia mentre sono solo 4 quelli del comune calabrese.

Questi e tanti altri casi analizzati, tutti aventi come unico fondamento la volontà di aumentare il divario di servizi essenziali tra nord e sud.

Il saggio offre gli elementi per aprire, finalmente, il dibattito pubblico e politico che fino ad ora è stato scarno e per molti tratti assolutamente assente.

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