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Sabato ore 10 la presentazione del libro alla biblioteca comunale “La Siria con i miei occhi” del casoriano Giovanni Abriola

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siris(di Tommaso Arcella) Ho conosciuto Giovanni Abriola quando, agl’inizi degli anni ’80 fummo assunti al Comune di Casoria tramite l’ufficio di collocamento. Da collega, dopo una sua breve assenza, mi raccontò che era stato in Uganda, per portare aiuti a quella popolazione affamata. Io ne fui sorpreso dal coraggio e dall’audacia di un simile viaggio. Poi la vita ci ha portato ad andare via da Casoria, sia io che lui. Tutto avrei pensato di lui, per il suo grande altruismo, ma mai che sarebbe andato in Siria in questo periodo, al solo scopo di portare aiuti a quella popolazione in guerra, considerata la grave situazione di pericolo, di cui i media ne parlano costantemente e dove la vita conta meno di niente. Ne sono venuto a conoscenza solo qualche settimana fa, quando ci siamo incontrati e mi ha riferito di questa sua pubblicazione che narra del suo viaggio. Io, credendomi informato, mi ero fatto una certa idea della situazione in Siria. Invece l’esperienza diretta di Giovani Abriola, che ha vissuto quotidianamente, le sofferenze e le atrocità di quella popolazione, mi ha fatto comprendere la vera tragedia che continua nell’indifferenza comune.

Il racconto è scritto in modo tale, che ci si addentra nello stato d’animo e nelle paure delle persone dove, donne e bambini scappano dalla morte, o per fame, o per mano di bande che sparano all’impazzata. Ci si immerge nelle sofferenze fisiche; nella disperazione della gente e nella probabilità di non poter tornare più agli affetti dei propri familiari da parte del protagonista. Si evidenzia la diversa percezione degli eventi, tra gli abitanti del posto, abituati quotidianamente a vivere quelle atrocità rispetto ad un occidentale a cui sembra assurdo essere picchiato a morte, solo perché non si è ubbiditi immediatamente al comando di sedersi a terra. Vedere un ospedale ricavato in una grotta che sembra più un ricovero di fortuna momentaneo, che un luogo di cura. Ammassi di persone stipate su una zattera per passare un fiume in piena, di notte e col rischio di capovolgersi, per poi sentire i fischi dei proiettili passare sulla propria testa, una volta raggiunti la riva. Sembra rivivere la scena di un film di guerra di Oliver Stone, ambientato nel Vietnam degli anni ’70. Nessuna TV o “media” ha mai raccontato un viaggio del genere. Forse perché nessun occidentale lo abbia mai fatto e ritornato vivo per raccontarlo e, tanto più, a scopo umanitario. Ci si immagina la sorpresa, quando mi sono reso conto che è stato proprio un mio vecchio amico, che con la sua incoscienza, animata solo da scopi umanitari lo abbia vissuta?

Il libro, tiene il fiato sospeso, per i continui pericoli scampati, per un soffio, dal protagonista. Si legge tutto d’un fiato. Ti porta a continuare fino alla fine, per sapere, come il protagonista riesce a superare i vari posti di blocchi ad opera degli uomini di al-Qaida, o di militari dell’ISIS o di bande di criminali varie.

Nella parte seconda, l’ottimo Giuseppe De Silva, espone i retroscena interni ed internazionali, anche storici, di tali scenari, così complessi non solo da capire ma ancor più da districare da parte delle alte sfere internazionali che dominano il globo. Insomma un libro da leggere assolutamente, non solo perché è l’avventura altruistica, sia pure incosciente di un nostro concittadino, ma anche per capire quali siano le varie parti in conflitto e perché non ci si riesce a debellare il fenomeno del terrorismo, tutt’ora in atto.

Ci si chiede: ma era proprio necessario andarci? Chi sente il bisogno e crede di avere la possibilità di salvare anche una sola vita umana, questa domanda non se la pone, parte e basta.

Buona lettura.

Presentazione alla biblioteca comunale di Casoria alle ore, 10,00 e Chiesa di San Mauro alle ore 17,00