di Raffaella Nolasco

Un eterno mistero, forse è proprio questo l’amore. Un sostantivo che racchiude al suo interno un’ampissima varietà di sentimenti, che può essere rivolto a persone, oggetti, ideali, animali. Le sue forme sono infinite, fatto di milioni di sfumature. Forse, meglio di chiunque altro, sono stati i greci ad inquadrare, per quanto possibile, le diverse espressioni dell’amore. La civiltà ellenica, infatti, utilizzava parole differenti per parlare d’amore: Agape, che è amore di ragione, incondizionato; Philia, affetto e piacere; Eros, termine che definisce l’amore passionale, ardente; Anteros l’amore rappresentato da un legame; Himeros, la passione del momento, irrefrenabile, ma momentanea; Pothos ciò che sogniamo; Stοrgé, l’amore parentale-familiare; Thélema indica l’amore per quel che si fa, il piacere di fare. Un sentimento su cui da secoli si sono interrogati filosofi, psicologi, che ha ispirato scrittori, poeti e musicisti di tutto il mondo e di ogni epoca. Tutti i grandi artisti hanno dedicato opere a passione, erotismo e innamoramento: Da Canova e Hyez, d Munch a Klimt, Chagall, Kahlo, Bernini e tanti, tantissimi altri. Un sentimento così forte non poteva non avere un giorno tutto suo, in cui poter essere onorato. La tradizione di San Valentino risale all’epoca romana, quando, nel mese di febbraio, si celebrava la lupercalia, festa della fertilità dedicata al dio Fauno dell’agricoltura e ai fondatori della città: Romolo e Remo.  Fu nel 496 d. C che Papa Gelasio I pose fine a questo rito pagano i cui festeggiamenti nulla avevano a che fare con la morale e l’idea di amore dei cristiani. Il suo posto fu preso da San Valentino, il 14 febbraio. Così però come la stessa natura dell’amore resta un mistero, anche la storia del suo Santo protettore lo è. Secondo la letteratura religiosa, San Valentino nato a Terni nel 176 era guaritore degli epilettici e difensore delle storie d’amore. La leggenda narra che il Santo martire era amante delle rose e ne regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice.  Si racconta che Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano. Mito o verità? Impossibile dirlo, molto poco si è riusciti ricostruire a riguardo. Certo è che da molti anni San Valentino è considerata una ricorrenza romantica. Un’occasione per organizzare cene a lume di candela, scrivere bigliettini, regalare cioccolatini. Una festa commerciale, secondo cinici e disincantati. Questa volta però il dibattito non è: Festeggiare o non festeggiare San Valentino. Oggi la riflessione è più profonda e sposta l’attenzione su come, anche quello che è uno dei sentimenti più antichi, ha dovuto mutare i suoi paradigmi. Se sin dalla notte dei tempi, infatti, l’amore è stato caratterizzato da vicinanza, contatto, unione di anime e di corpi, con l’arrivo del coronavirus, ogni sfera della nostra vita è stata sconvolta, compresa quella affettiva. Stare lontani, distanti, è diventato, in questi mesi, un sacrificio fatto per amore. Un’inversione dei poli, brillantemente illustrata dalla scrittrice partenopea Antonia Storace che descrive come l’evento pandemico che ha investito l’intera umanità, ci abbia posto di fronte ad uno scenario fino a ieri inammissibile: “Oggi c’è, nella distanza, il più nobile pegno di bene e di cura. Oggi, se ti amo, ti tengo lontano, perché lontano è sicuro – e prosegue – Non sappiamo concepirla una tale eversione. Ci appare disumana, innaturale, quasi che il cuore si fosse improvvisamente capovolto nel costato e ora guardasse il mondo a testa in giù. Una mattina di incerta primavera, siamo stati chiamati all’esercizio della palindromia dei sentimenti, e quando la primavera è finalmente esplosa, ci è toccato imparare la legge dell’amore all’incontrario”.  Fatto di mani nelle mani, di respiri nei respiri o di lontananza, distanza, muri di mascherine, braccia che cingono per proteggere o che allontanano per salvaguardare, poco importa: L’amore che si fa dono e scudo, in ogni sua forma, è l’unica speranza che ci resta per salvare il mondo e noi stessi.

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