Home Cinema & Teatro Rubrica “Usi, costumi e consuetudini del mondo classico”. Traslati per i genitali...

Rubrica “Usi, costumi e consuetudini del mondo classico”. Traslati per i genitali femminili

118
0

Il lemma primario dissoluto ed osceno per indicare i genitali femminili è cunnus-fica. Esso fa capolino nei Priapea e spunta in diversi graffiti, così come riferisce Adams in The Latin Sexual Vocabulary . Marziale adopera il termine oltre trenta volte, Catullo solo una ed Orazio tre, esclusivamente nelle prime produzioni. Una tra le parole gergali usate dalle donne per menzionare i loro genitali è porcus; nella fattispecie, allorché le donne mature discutono di ragazze. Perché? Una spiegazione la fornisce Varrone, collegando tale uso del vocabolo all’immolazione di un suino alla dea Cerere durante lo svolgimento di ritualità preliminari di sposalizi. Siffatta ipotesi pare confermata dagli studi prodotti da Karen K. Hersch in The Roman Wedding: Ritual and Meaning in Antiquity e da Barbette Stanley Spaeth in The Roman Goddess Ceres. I traslati di campi, giardini e prati sono anch’essi davvero frequenti e molto diffusi, così come l’immagine dell’aratro maschile in riferimento al solco femminile. Altre metafore annoverano la grotta, la fossa, il sacchetto, il vaso, la stufa, il forno e l’altare. I genitali muliebri appaiono, soventemente, nelle invettive e nelle satire quali oggetti di ribrezzo, ripugnanza e disgusto. Invero, sono di rado presenti tra i versi dell’elegia d’amore, fidandoci delle ricerche compiute da Richlin ed esposte in The Garden of Priapus. Ovidio pare l’unico che, nell’Ars amatoria, si riferisca al dare piacere alla donna mediante la meticolosa stimolazione dei genitali. Marziale, viceversa, scrive a proposito dei genitali femminili esclusivamente in maniera denigratoria ed ingiuriosa, rappresentando la vagina come l’esofago di un pellicano, tam laxa … quam turpe guttur onocrotali e paragonadola, per di più, come evidenzia Clarke in Looking at Lovemaking, al sedere di un ragazzo come rifugio per il fallo. Infine, il clitoride, landica, era abitualmente indicato con una metafora: Giovenale lo denomina crista, cresta.

Articolo precedenteDimissioni Sonia Tabacco, per l’opposizione sono indice di difficoltà e crisi nell’amministrazione
Articolo successivoCasoria, ennesimo furto di ruote nella notte nel Parco dei Pini
Docente di Lingua e cultura greca e Lingua e cultura latina presso il Liceo “Filippo Brunelleschi”; curatrice di un blog letterario; promotrice d’iniziative culturali.