I capelli per le romane costituivano un essenziale, indispensabile, esiziale strumento di seduzione. Lunghi, fluenti, folti da curare, trattare, spazzolare, adornare con nastri ed impreziosire con perline. Ovviamente, ciò richiedeva tempo a disposizione e denaro a profusione. Fin dai tempi della prima Repubblica le donne romane si tingevano i capelli, sosteneva Valerio Massimo, “per rendere più attraente il loro aspetto”, servendosi, di solito, della cenere del focolare che conferiva loro una chioma dai riflessi rossi. Molto diffuso in età imperiale era l’henné (cypros) che veniva dall’Egitto: divenne anche di gran moda tingersi di biondo. Le tinture provenivano dalle più lontane regioni dell’Impero specialmente dal Nord Europa (Germane herbae, Ov.Ars am., III, 163 sg.). Si usavano anche palle di sapone prodotte vicino Wiesbaden (pilae Mattiacae, Mart., XIV, 26) o la spuma Battava, proveniente dalle regioni degli odierni Paesi Bassi. Plinio riferisce di una tintura rossa fatta di cenere e sego che veniva usata anche come sapone. Le tonalità di colore usate arrivavano sino al colore azzurro, molto appariscente ma gradito dalle donne più spregiudicate.  Certamente, le tinture costicchiavano ma elargivano la possibilità d’un sospiro di sollievo di fronte alla ansiogena visione del fatale primo capello bianco! Ovidio scrive: ”Grazie alle erbe germaniche le donne fanno sparire ogni canizie.” Le matrone non si limitavano a tingersi, allorché ne ravvisassero l’urgenza. Eh, no! Esageravano, arrivando a mutare colore anche due volte al dì. Sempre Ovidio scrive: ”Te lo dicevo di smettere di tingerti i capelli. Ormai non hai più nulla da colorare, una volta li avevi lunghi, ti arrivavano ai fianchi, belli e docili al pettine. Eppure a quali torture li hai sottoposti! Per fortuna, la Germania manderà capigliature di schiave e tu sarai tranquilla grazie al popolo per cui abbiamo celebrato il trionfo.” Proviamo qualche mistura? Succo di mele e aceto; tuorlo d’uovo, aceto e fiori di iris; latte, aceto e tuorlo d’uovo; miele, olio d’oliva, vaniglia, cannella, aceto.

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