Girovagando in campagna, può capitare di scorgere, legati ai rami degli alberi, nastri, cenci o brandelli di stoffa. Qualche volta, ciò suscita fastidio, disturbo, come se la natura fosse stata violata ed offesa. Proviamo ad osservare i lembi di stoffa da uno speciale e diverso punto di vista: trasformiamo lo straccio in un oggetto magico, dal potere prodigioso. Appena qualche secolo fa, nella Roma pagana vigeva una ritualità propiziatoria e scaramantica: fissare ai rami degli alberi fiocchi, stracci, fili di lana, bamboline o qualsivoglia figura ritagliata in un materiale delicato che oscillasse, dondolasse, fluttuasse all’aria. L’oscillum, sventolando, decontaminava e depurava l’aria, allontanando e spingendo via i mali. Era necessaria siffatta pratica? Ebbene, sì, oltre che frequente. I Romani reputavano che fatti e condotte fossero in grado di scatenare eventi luttuosi e letali: epidemie, conflitti, guerre, calamità come carestie ed inondazioni. Talvolta, supponevano di aver ingiuriato, offeso ed oltraggiato una divinità: gli dei erano, per opinione comune, rancorosi, vendicativi, astiosi, ostili ed implacabili. Talora, ci si trovava a dover fronteggiare accadimenti considerati maledetti e dannati, ad esempio un’impiccagione. Secondo i Romani, gli spiriti degli impiccati ritornavano fra i vivi come fantasmi, enti smisuratamente temuti. L’albero era infestato ad opera dell’impiccamento. In qual maniera correre ai ripari? Appendendo un  oscillum. Gli dei, in tal modo, si mitigavano; le inquietudini si allontanavano; i rischi si dissipavano. Oggi, gli atteggiamenti, le riflessioni sono ben differenti. Che importa? E’ così evocativo e suggestivo osservare l’incanto di un fiocco al vento.

Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •