Come evitare gravidanze indesiderate? È plausibile che i Romani abbiano concepito il primo preservativo, benché tale dispositivo medico paia dissolversi fino a far nuovamente capolino nel XVI secolo. Curiosi di conoscerne la sostanza? Si tratta di budella d’agnello essiccate da ammorbidirsi nel latte, prima dell’uso. Merce non semplice da reperire e, di fatti, rara ed esosa. Unico particolare da considerare: l’embrionale condom viene abitualmente impiegato più d’una volta, fatto, probabilmente poco comodo e scarsamente igienico per gli standard correnti. Un altro metodo per scongiurare le gravidanze è costituito dal sesso anale, davvero gradito ed entusiasticamente apprezzato, fidandoci di Marziale: “Tutta la notte la ragazza fu mia, più rotta che mai. Poi le dico: voglio trattarti come un ragazzo. Non dovetti pregare, detto fatto” (IX, 67) Alle donne, ovviamente, spetta arrovellarsi le meningi ed ingegnarsi per evitare di cullare un bebè. Che fare? Come ovviare? Cosa inventarsi? Mi sembra che fossero in voga le lavande vaginali da somministrarsi a seguito dell’atto sessuale, così da alterare l’interno della vagina. Basta introdurre delle spugne marine. Dove trovare spugne marine? Che rogna! Che grattacapo! Che scocciatura! Meglio, programmare minuziosamente l’incontro romantico e, qualche ora prima di dar sfogo al bollente spirito, spandere sui genitali delle essenze atte a creare un ambiente avverso allo sperma: miele, olio di mirto, cerussa, galbano mescolato a vino, olio d’oliva rancido. Che scia profumata! Alcune di queste sostanze hanno davvero proprietà spermicide: si pensi all’olio di bacche di ginepro. Di ginepro, non quello di palma contenuto nelle creme spalmabili al cacao! Celebre è altresì il silfio, potentissimo anticoncezionale estratto da una pianta proveniente dall’attuale Libia, similare al finocchio: Teofrasto, Plinio il Vecchio e Sorano di Efeso sono concordi nel definirlo il miglior contraccettivo. Come obiettare! Anzi, inchiniamoci all’esperienza. Alcuni propongono, ancora, immissione di suppostine nella vagina durante i giorni antecedenti il rapporto. E’ chiaro che un assalto improvviso, sotto l’effetto abbagliante della bruciante passione, non sia considerato. Ed i pessari? Come non menzionarli! Essi fungevano da diaframma: tamponi di lana, sassolini, anelli impregnati d’aceto o succo di limone. Attenzione all’emulazione: si tratta di sostanze astringenti ed irritanti! Altre tecniche? Si consiglia alla donna di trattenere il respiro nel momento in cui l’uomo raggiunge l’apice del piacere; d’alzarsi e sedersi a gambe divaricate; pure di starnutire, inserendo del pepe nell’utero, ovviamente Plinio il Vecchio risolve il problema alla radice: scoraggia gli amplessi. Se proprio è necessario, ebbene raccomanda d’ingerire o d’introdurre nella vagina escrementi, preferibilmente di topo. Anche strofinarsi i fianchi col sangue di toro selvaggio può funzionare! I Romani, sempre all’avanguardia, sembra che avessero ideato un composto notevolmente valido, tanto da lasciar sbigottiti: una pastiglia, valutando i reperti rinvenuti su un vascello al largo del Golfo dei Baratti, che gli studiosi del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga fanno risalire al 120 a. C. Orbene, le ricette! La prima prevede: “Dalla fine del mestruo, bere ogni giorno due bicchieri d’acqua nei quali è stato disciolto succo di silfio”. L’altra: “Mescolare assieme mirra dolce, succo di silfio, semi di ruta, e cera. Ingerire poi assieme a del vino vecchio.” Vino, miele, semi, tutto aderente ai sani principi della Dieta mediterranea! Va da sé che occorre una rigida programmazione, un’intransigente organizzazione, una militaresca pianificazione. Ah, non si dimentichi Lucrezio, il quale si preoccupa di suggerire alla donna di oscillare i fianchi durante il coito.

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