Pianta bagno di Ercolano

Orazio scrive: “Graecia capta ferum victorem cepit”. Seneca dichiara che, anticamente, i suoi virili, machissimi, energici concittadini “facevano un bagno completo solo ogni nove giorni”. Gli altri giorni? Lavano, dopo le estenuanti fatiche del lavoro, esclusivamente ed alla svelta, braccia e gambe. Sì, certo Roma conquista la Grecia ma i Romani sono catturati, affascinati, presi, rapiti, ammaliati, sedotti dallo stile di vita greco, arrivando a modificare persino il rapporto con il proprio corpo. I fieri, nerboruti, gagliardi vincitori riservano a se stessi abluzioni prolungate ed estese cure termali. Il bagno quotidiano diventa, così, una raffinata ed elegante consuetudine, a cui difficilmente si rinuncia. Antesignane delle frequentatissime, costosissime moderne spa, le terme erano costituite da edifici in cui i clienti, depositati gli indumenti nell’apodyterion, una sorta di guardaroba, entravano nel sudatio, luogo a temperatura elevatissima grazie ad un forno posizionato sotto il pavimento. Sudati, molli e fiaccati dal caldo, attraversando, spossati, il tepidarium, riscaldato con aria calda, s’immergono esausti nel frigidarium. Naturalmente, si può ricorrere altresì ai massaggi con olio di mandorla profumato ed unguenti orientali nonchè ad una certosina depilazione; mangiucchiare qualcosa; rilassarsi guardando in giro; abbandonarsi a chiacchiere e pettegolezzi; socializzare, allontanando concretamente la diceria dei Romani duri, selvaggi e ferini.
Proviamo? Detergiamo e levighiamo il corpo con pietre pomici e cenere di faggio, prestando attenzione all’inaridimento della pelle oppure mescoliamo polvere d’equiseto, argilla ed olio d’oliva, badando alle abrasioni.
Non dimentichiamo di gettare nell’acqua profumi e vini speziati.

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