Qualità trascurata, anacronistica, fuori moda e tempo: la dolcezza. Si potrebbe affermare ormai dimenticata davvero, osservando taluni modelli di condotta maschile, quasi fosse inconciliabile e discorde rispetto all’immagine di virilità che, sovente, il maschio intende proporre. Che noia! Come se la delicatezza indebolisse la mascolinità! Alcuni sono fermamente ed ostinatamente certi che il vero uomo debba essere rude! Eppure, benché molto sporadicamente lo si rammenti, i supermachissimi eroi greci, duri e puri, erano capaci d’essere cuori di panna montata. Chi tra noi non ricorda Ettore intenerito da Astianatte, impaurito dal suo cimiero? Chi non rievoca la delicatezza di Patroclo con Briseide? Chi non richiama alla memoria Zeus, mentre tratta amabilmente con Atena? Soprattutto, era gentile Odisseo: la dolcezza per questi non costituisce soltanto una qualità personale ma di governo. Mentore, giustappunto, ricorda agli Itacesi, quanto Ulisse sia un sovrano “giusto e dolce”. E’ spiacevole che siffatto aspetto della virilità e della gestione del potere sia stato compromesso, quasi perduto.

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