Le donne dell’antica Grecia, probabilmente anche stimolate dalle accortezze egizie, tengono notevolmente al proprio aspetto. Si consideri che ad Atene esiste perfino una sezione di magistrati decisa a sanzionare le donne che se ne vanno in giro in modo trascurato! Per il trucco degli occhi le greche conferiscono rilievo alla loro linea naturale, applicando il kohl così da ombreggiare  allungate linee nere. Le ciglia sono scurite con lo stímmis, una tintura ricavata dall’antimonio o con il fuligo. Il tutto è fiaissato servendosi di una mistura di bianco d’uovo e gomma ammoniacale. L’autentica innovazione è l’uso dell’ombretto. In Grecia, infatti, si ama pazzamente pigmentare le palpebre con colori di varia natura: il blu, l’azzurro ed il verde sono i colori più impiegati. Tali nuance sono ottenute con polvere di antimonio, noccioli bruciati, ocra, croco, ossidi di ferro e rame, polvere di minerali, quali caolino, malachite, crisacolla e galena. Anche le sopracciglia svolgono un’imprescindibile funzione estetica, non a caso sono poste in ragguardevole risalto ed annerite con carbone o antimonio: sopracciglia lunghe e scure sono vessillo di un temperamento temibile! La pelle è schiarita ed uniformata con estratti di psimíthion, carbonato di piombo o con antimonio in polvere per un effetto coprente: il fondotinta, si sa, ha l’obbligo di occultare le imperfezioni, non minimizzarle! Per dare vistosità alle gote e renderle rosate, sinonimo di perfetta salute, si spolvera minio, ancusa o fuco. Per le labbra esiste uno specifico colore, adoratissimo ieri come oggi: il rosso, estratto dall’oricello. Un particolare che riguarda esclusivamente le sacerdotesse: colorare i capezzoli di rosso o arancio. Da imitare?

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