Home Cultura Rubrica “Usi, costumi e consuetudini del mondo classico”. Il sesso stanca

Rubrica “Usi, costumi e consuetudini del mondo classico”. Il sesso stanca

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Nei primi due secoli dell’Impero si ritenne che il sesso costituisse un pressante rischio per la salute psico-fisica. Poverini i medici costretti a dover soccorrere pazienti affetti da affaticamento cronico, generale disagio, vago malessere, invincibile astenia, stanchezza persistente! A quali ragioni era ascrivibile tale sintomatologia? Probabilmente, ad un mutamento delle consuetudini e dello stile di vita determinato dal corso assunto dalla politica: il funzionario si affatica, si stressa, si logora! Riunioni interminabili, discussioni avvilenti, facce cupe in luoghi chiusi! Addio aria aperta, lunghe passeggiate, sport e cura del corpo! Si ritrova pigro e grasso; sottoposto a confronti e competizioni; vessato da tensioni e dissidi. Il sistema nervoso va in tilt! Come correre ai ripari? Controllare l’espressione della sessualità. Sorano, medico d’Alessandria, nel II se. d.C. severamente e seriamente avverte circa la pericolosità di ogni spargimento di seme. Quale reazione ebbero i Romani certi che la conferma della propria identità virile dovesse essere demandata alle performance sessuali? Beh, la cronaca sportiva lo insegna: astenersi rende più forti! Rufo di Efeso, Galeno, Oribasio: i pareri nei secoli convergono. L’astinenza è l’unica medicina contro la stanchezza. Il controllo dello stress è l’unico farmaco contro lo stress. La continenza, orbene, non è una proposta cristiana. Il pensiero orfico, pitagorico, platonico e neoplatonico suggeriscono di rigettare il desiderio al fine di affrancarsi dalla tirannide della carne.

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Docente di Lingua e cultura greca e Lingua e cultura latina presso il Liceo “Filippo Brunelleschi”; curatrice di un blog letterario; promotrice d’iniziative culturali.