Home Cultura Rubrica “Usi, costumi e consuetudini del mondo classico. Genitali maschili

Rubrica “Usi, costumi e consuetudini del mondo classico. Genitali maschili

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Ὄρχις era un giovane bellissimo, figlio di un satiro e di una ninfa. Dal padre ereditò un’indole irruente ed irrazionale, peculiare degli esseri dei boschi; dalla madre l’ amenità. Un giorno, tuttavia, Ὄρχις, invitato ad intervenire alle cerimonie in onore del dio Dioniso, adescò e sedusse la sacerdotessa investita del culto. La sua sfacciataggine non restò certo impunita ed il giovane fu condannato a morte: fu lacerato, dilaniato, smembrato da bestie crudeli. Dai suoi resti mortali nacquero le orchidee. L’apparato radicale di questa specie offre due rizotuberi ovali che rievocano l’apparato genitale maschile, proprio il responsabile dell’atto ardente che costò la vita ad Ὄρχις. Teofrasto introdusse il termine ὄρχις in Botanica, accostandolo al fragile fiore e ponendo in relazione la somiglianza dei doppi tuberi dell’orchidea ai genitali maschili. Sulla base dell’analogia morfologica, il suo impiego veniva raccomandato per caldeggiare l’attività sessuale, alla maniera di un afrodisiaco ma anche per spronare al concepimento. Le donne greche reputavano di poter controllare il sesso dei futuri bambini con i tuberi delle orchidee: se avessero mangiato tuberi grandi, sarebbe nato un maschio; se avessero mangiato tuberi piccoli, sarebbe nata una femmina.

Foto: Un satiro in compagnia di una ninfa, simboli mitologici della sessualità. Mosaico rinvenuto nella “Casa del Fauno”, Pompei.