Bottega “ad Cucumas”, iscrizione muraria, Ercolano

Auguri di salute e benessere, lunga vita, successo, prosperità economica, gioia e felicità. Le circostanze ed i frangenti per brindare al meglio venturo sono innumerevoli; quest’oggi come secoli fa, magari accompagnando l’auspicio con un sorso di vino. A Roma ed in Grecia le cene creavano l’occasione e rappresentavano l’attimo in cui si gradiva alzare i calici in onore di una persona presente al rendez-vous. In lingua greca le formule per il cin cin erano davvero elementari, ad esempio: Chaire, “Stai bene!”, “Salute!”. In Latino, le bollicine si esaltavano con Vivas, “Che tu viva!” od anche Bene tibi, “Bene a te!”.

Di prammatica, il brindisi, quale segno di rispetto ancorché atto di deferenza per la padrona di casa, echeggiava così: Bene dominae, “Ogni bene alla padrona!”.

Sono noti, grazie a Marziale, anche brindisi più complessi ed elaborati, vagamente enigmistici ed oltremodo galanti: alle donne corteggiate si ergeva il calice tante volte quante fossero le lettere del nome.

Cinque bicchieri si bevano per Levia

otto per Giustina

quattro per Lica

e quattro anche per Lide

e per Ida tre.

Tanti bicchieri siano per ciascuna,

quante sono le lettere del nome.

Marziale, Satire, 1, 71

Per nomi come Agrippina o Messalina l’omaggio certamente diveniva più impegnativo da sostenere!

Il nome della sua domina da quante lettere è composto?

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