Ahi ahi, ahi, ai cuori innamorati e palpitanti, sussultanti e pulsanti può accadere di trovarsi al cospetto d’una porta spietatamente ed atrocemente serrata. Talvolta, l’amata capricciosa si rifiuta d’aprire, talvolta la famiglia si oppone inesorabilmente. Differenti circostanze, diverse contingenze, un unico, divorante, infiammante desiderio: che quella porta si spalanchi! Oggi, le porte sono blindate. Ieri, una porta chiusa costituiva un ostacolo sormontabile, giacché si reputava che la parola possedesse un’efficacia magica, un potere prodigioso, un’energia miracolosa! La porta poteva essere incantata, cantandole un ritornello orecchiabile, un motivetto ascoltabile, una nenia melodiosa.

Et voilà: uscio imbambolato, affascinato, ammaliato e disserrato!

Fedromo nel Curculio plautino intende cantare una serenata all’incantevole Planesio.

Detto fatto:

Chiavistelli, chiavistelli, che piacere salutarvi
io vi amo, vi scongiuro e desidero implorarvi:
fate grazia all’amor mio, chiavistelli miei carini
trasformatevi per me in romani ballerini,
vi scongiuro, sussultate, consegnatemi il mio amore
che mi fa morire e beve tutto il sangue del mio cuore!
E se la bella del proprio cuore non vuol proprio sentir ragioni? Ovidio vive una disavventura di tal fatta, poi lietamente conclusasi in camera da letto. Che fare, orbene?
Ripresi Le mie armi, le canzoni d’amore, il lieve distico.
Alle parole dolci s’intenerì la dura porta.
Gli incantamenti traggono a noi le corna sanguinose della luna,
richiamano i bianchi cavalli del Sole.
Squarcia i serpenti dalle fauci lacerate, l’incantamento,
fa risalire l’acqua del fiume alle sue fonti.
All’incantesimo dei versi s’è arresa anche la porta
benchè di rovere, ha ceduto il paletto nel battente.

Attualmente, i Ramones ci ammonirebbero:
You should never have opened that door!

 

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