Ritratto di donna dal Fayum

Ordine perentorio ed inflessibile, imposizione tassativa e categorica: proteggersi dai raggi solari! Ripararsi dal Sole era già un’afflizione ansiogena, una preoccupazione costante, un’apprensione perpetua delle romane. Perché le matrone temevano così tanto il Sole? Bando a motivi d’ordine dermatologico! La ragione risulta ben differente dall’attuale: per assecondare un gusto meramente, puramente ed esclusivamente estetico! I loro uomini ammattivano, andavano in estasi, si scioglievano in brodo di giuggiole al cospetto d’una donna dalla pelle candida, diafana, nivea. Ad esser proprio precisi circa le reazioni mascoline, spulciando Ovidio, s’apprende “La pelle bianca come la neve di una spalla mi fa impazzire, devo ricoprirla di baci” (ebbene, sì, un dovere!). Le matrone ingaggiavano un’asperrima contesa con il Sole pur di eguagliare il modello ovidiano ed esserne all’altezza: pomate, creme, oli, balsami, maschere, intrugli d’ogni genere e sorta. Le signore si cospargevano di un cocktail di fiele d’asino e toro disciolti nell’acqua, ovvero realizzavano l’odierno peeling esfoliante! Oppure, le più esterofile e danarose si accarezzavano il corpo con sterco di coccodrillo, un unguento esotico e dispendioso, giacché proveniente dall’Egitto. Un rituale di bellezza più accessibile alle tasche di molte era stendere sul viso del miele; preferibilmente, miele in cui fossero decedute api, si sa! Noi potremmo provare un rimedio di Galieno: radici di melone sminuzzate finemente, asciugate all’aria aperta, bollite in acqua e polverizzate in un mortaio. Quanto agli uomini? La pelle bronzea denotava mascolinità, virilità; il romano amava apparire un macho duro e puro! Quella bianca, invece, palesava mollezza, effeminatezza, leziosaggine; ma Catullo scriveva a Cesare “Oh, Cesare, non m’interessa sapere se hai la pelle bianca o scura…

La sua inclinazione, Monsieur, vira verso l’incarnato pallido o olivastro?

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