Le sirene e Odisseo. Stámnos attico a figure rosse rinvenuto a Vulci – V secolo a.C. British Museum.

Se si procede oltre Positano, sulla splendida Costiera amalfitana, si scorgono tre deliziose, minuscole isole: Li Galli. Lì, si bisbiglia che dimorassero le Sirene e che, un giorno, fosse passato Odisseo. Omero narra che, allorchè la nave si accosto “ad un tratto il vento cessò” e, in un’atmosfera di calma irreale commista a minaccia, si levò un canto: “Qui, presto, vieni, oh glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei/ferma la nave, la nostra voce a sentire”. Era la voce modulata delle Sirene. Erano due dal canto letale. Sognate di guardare il mare ed adocchiare donne favolose dalla coda di pesce? Le Sirene omeriche erano differenti: la loro mutazione in donne-pesci risale al lontano Medioevo; infatti, l’antichità classica le rappresenta come uccelli dal volto muliebre. Sì, proprio come le Arpie, demoni dell’oltretomba deputate a condurre i morti nell’aldilà. Qui, i morti venivano accolti dalle Sirene, le quali li accompagnavano dalla regina incontrastata dell’Ade, Proserpina, sputando e gracidando. Altro che canto suadente e soave! Orbene, perché mai Omero ci offre l’immagine di seduttrici dalla voce pregna di melodia? Egli desume siffatta immagine da un repertorio popolare secondo cui donne-uccello incantavano, stregavano, ammaliavano mediante il canto. Attento, lettore, le Sirene potrebbero cambiare ancora e potrai ammirarle bellissime così come le hai sempre evocate.

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