L’altalena costituiva uno dei giochi femminili più amati: le ragazze greche si sedevano su un sedile appeso a delle corde, annodate ed elevate su pali di appoggio o su un albero. Divertente! Per i Greci questo simpatico e liberatorio gioco assumeva un ruolo sociale talmente rilevante che, al fine di rievocarne l’origine, narravano un mito: quello degli Atridi, riportato nell’Orestea dal tragediografo Eschilo. Clitemnestra ammazza il coniuge Agamennone e, a sua volta, viene assassinata da suo figlio Oreste, il quale desiderava e doveva, necessariamente, vendicare suo padre. Terribile delitto da espiare: ecco, Oreste, annientato e distrutto dal rimorso e dall’afflizione, in fuga disperata e miserabile, inseguito dalle perfide Erinni e dalla sorella Erigone, figlia di Clitemnestra e del suo amante Egisto. Arrivato ad Atene, viene assolto. Atena delibera: “Il vero genitore non è la madre bensì il padre”. Erigone s’impicca, completamente sopraffatta dal dolore. Non appena la notizia si diffonde, le ragazze ateniesi, come contagiate, iniziano ad impiccarsi. Atene corre il pericolo di estinguersi. Unico rimedio è chiedere circa il da farsi all’oracolo di Apollo, il quale suggerisce di realizzare altalene su cui le vergini potessero dondolarsi in aria, così come le impiccate, con il vantaggio di non morire!

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