A Roma erano in voga molteplici maniere di scambiarsi e d’indicare i baci: osculum, savium e basium. L’osculum era il termine da adoperarsi in pudici contesti familiari; il savium in situazione passionali e carnali.
Osculum riconduce ad os, bocca: veniva usato per verificare la tenuta della virtù muliebre. Baciando sulla bocca le matrone, gli uomini si assicuravano che non avessero bevuto del vino. Il “Diritto di bacio”, ius osculi, permetteva ai familiari un rudimentale alcooltest; infatti, consentiva di testare l’alito femminile e di uccidere, stando ad una legge attribuita a Romolo, ove mai il divieto di bere vino fosse stato infranto!
Il bacio sulla bocca nell’antichità non possedeva necessariamente ed esclusivamente una connotazione sessuale. Ad esempio, in Persia, così racconta Erodoto, il bacio sulla bocca rappresentava un saluto tra pari; quello sulla guancia sottolineava una leggera difformità d’ordine sociale. Medesima usanza è menzionata da Senofonte, secondo cui il bacio si manifestava come atto di riconoscimento sociale.
Riduttivo, comunque, considerando i baci di saluto fra parenti ed affini; i baci d’addio; i baci di “ben trovato” dopo un periodo di distanza fisica; i baci mortuari, di gratitudine e riconoscenza, di congratulazione e rallegramento o di riconciliazione e pacificazione.
Ed il basium? Sul valore erotico dei “mille baci” che Catullo supplica a Lesbia c’è da dubitare?

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